La sentenza definitiva emessa dalla Corte d’Assise di Brescia ha inflitto cinque anni di reclusione a Juan Antonio Sorroche, figura di spicco nel panorama dell’anarchismo insurrezionalista spagnolo, per l’attentato perpetrato il 18 dicembre 2015 ai danni della Scuola di Polizia di via Vittorio Veneto.
La decisione, frutto di un’approfondita disamina delle prove raccolte, riconosce la natura terroristica dell’azione, confermando la ricostruzione del pubblico ministero, sebbene riducendo la pena richiesta inizialmente a sei anni.
Questa condanna si aggiunge alla pena di 14 anni che Sorroche sta già scontando a Terni, legata all’attentato del 2018 contro la sede della Lega a Villorba, configurando un quadro di radicalizzazione ideologica e di propenzione all’azione diretta.
L’attentato di Brescia, sebbene fortunatamente privo di vittime grazie alla natura rudimentale dell’ordigno – una miscela di idrocarburi e polvere pirica all’interno di una pentola a pressione – rappresentò un episodio significativo nel contesto delle tensioni sociali e politiche italiane.
La dinamica di questi eventi si inserisce in un periodo caratterizzato da una ripresa, seppur marginale, di azioni violente ispirate a ideologie anarchiche, un fenomeno che aveva conosciuto periodi di maggiore intensità nel passato.
La rivendicazione dell’attentato, firmata “Cellula Anarchica Acca”, ha fornito elementi cruciali per le indagini.
La “Cellula Anarchica Acca” era un collettivo attivo dal 2014, responsabile di una serie di attentati non solo in Italia ma anche all’estero, spesso motivati da un’estesa rete di solidarietà con detenuti anarchici di diverse nazionalità.
Questo aspetto sottolinea la natura transnazionale e connessa di determinate frange anarchiche, capaci di coordinare azioni e fornire supporto reciproco.
Le analisi lessicali e semantiche della rivendicazione hanno permesso agli investigatori di stabilire un legame diretto tra il testo e le dichiarazioni e l’orientamento ideologico di Sorroche, anche al momento dell’arresto avvenuto nell’ottobre 2023, quando era già detenuto per altre accuse.
La Corte d’Assise ha inoltre stabilito un risarcimento danni di 50.000 euro a favore del Ministero dell’Interno, un importo inferiore alla richiesta di un milione avanzata dall’accusa, riflettendo una valutazione complessiva delle circostanze e dell’impatto effettivo dell’azione.
L’episodio solleva interrogativi sull’evoluzione delle ideologie anarchiche nel contesto contemporaneo, la capacità di adattamento delle strategie di radicalizzazione e la necessità di monitorare le reti di solidarietà tra gruppi di questo tipo, anche al di là dei confini nazionali.
La sentenza rappresenta un tassello importante nella ricostruzione di una mappa complessa e in continua evoluzione del panorama estremista in Italia.

