Aspirina e COVID-19: un nuovo meccanismo per la gestione precoce

## Aspirina e COVID-19: un meccanismo d’azione emergente e implicazioni per la gestione precoceUna ricerca innovativa dell’Istituto Mario Negri, pubblicata su *Frontiers of Immunology*, offre una visione più approfondita del potenziale ruolo dell’aspirina (acido acetilsalicilico) nella mitigazione della gravità del COVID-19.

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Lo studio non si limita a confermare i benefici osservati in precedenza, ma ne esplora i meccanismi molecolari alla base, aprendo nuove prospettive per la gestione precoce della malattia.
Ricerche precedenti condotte dall’Istituto Negri, pubblicate su riviste di prestigio come *eClinicalMedicine*, *Frontiers in Medicine* e *The Lancet Infectious Diseases*, avevano già suggerito che l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), tra cui l’aspirina, nelle fasi iniziali dell’infezione da SARS-CoV-2, poteva ridurre significativamente la probabilità di esiti clinici avversi, come la necessità di ospedalizzazione.
Questi risultati, confermati da uno studio indipendente del 2024, hanno consolidato l’importanza del controllo dell’infiammazione nelle malattie respiratorie acute.
Il nuovo studio si focalizza sull’interazione a livello molecolare tra l’aspirina e la proteina Spike del SARS-CoV-2, la chiave che permette al virus di entrare nelle cellule umane.

L’aspirina, a concentrazioni fisiologicamente rilevanti per l’uomo, induce modifiche strutturali specifiche nella proteina Spike.
Queste alterazioni compromettono la capacità del virus di legarsi al recettore ACE2, una molecola presente sulla superficie delle cellule epiteliali che funge da “porta d’ingresso” per l’infezione.
In altre parole, l’aspirina sembra “mascherare” la proteina Spike, rendendo più difficile per il virus invadere le cellule.
Gli esperimenti condotti in vitro (su cellule in coltura) e in modelli sperimentali hanno permesso di osservare direttamente come l’aspirina riduca il danno polmonare, la fibrosi (la formazione di tessuto cicatriziale) e l’infiammazione indotta dalla proteina Spike.
La fibrosi polmonare rappresenta una complicanza significativa del COVID-19, contribuendo a difficoltà respiratorie croniche.
La capacità dell’aspirina di attenuare questo processo è particolarmente incoraggiante.

“La nostra ricerca ha svelato un’interessante dinamica,” spiega Luca Perico, primo autore dello studio.
“Abbiamo dimostrato che l’aspirina, a dosaggi simili a quelli comunemente utilizzati, altera la conformazione della proteina Spike in modo da diminuirne l’affinità per il recettore ACE2.

“Ariela Benigni, coordinatore delle ricerche, sottolinea l’importanza dei risultati ottenuti: “Queste osservazioni, supportate da evidenze sperimentali robuste, indicano un potenziale terapeutico dell’aspirina che va oltre il semplice controllo del dolore e della febbre.

“Il direttore dell’Istituto, Giuseppe Remuzzi, conclude con un consiglio prudente: “L’assunzione di FANS, e in particolare dell’aspirina, nelle prime fasi dell’infezione da SARS-CoV-2, potrebbe essere benefica, ma sempre sotto stretta supervisione medica e *mai* a titolo personale.

L’automedicazione può comportare rischi e controindicazioni che devono essere valutati da un professionista sanitario.
” La ricerca futura dovrà concentrarsi sulla definizione di protocolli terapeutici ottimali e sull’identificazione dei pazienti che potrebbero maggiormente beneficiare di questo approccio.

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