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Como: Guerra agli ombrelloni, rivoluzione nei spazi pubblici

A Como, la questione dell’equilibrio tra vitalità commerciale e qualità dello spazio pubblico si materializza in un acceso dibattito riguardante il nuovo regolamento comunale per le concessioni di suolo pubblico a favore di bar, ristoranti e pubblici esercizi.

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L’incremento esponenziale del turismo, fenomeno che ha profondamente rimodellato il tessuto urbano negli ultimi anni, ha portato a un’espansione significativa di attività commerciali all’aperto, sollevando interrogativi sulla fruibilità degli spazi comuni e sull’identità stessa della città.
La proposta di regolamento, destinata alla votazione consiliare a gennaio, introduce cambiamenti radicali, con l’obiettivo primario di ridimensionare l’impronta commerciale nel dominio pubblico.
La concessione di suolo non potrà più superare il doppio della superficie interna del locale, con un tetto massimo fissato a 90 metri quadrati, dimezzando di fatto i limiti attuali.
Questa limitazione, motivata dalla necessità di recuperare spazi per i pedoni e preservare il patrimonio architettonico, rappresenta una vera e propria rivoluzione nel panorama commerciale comasco.
Il cuore del nuovo regolamento si concentra sul centro storico, dove le restrizioni si fanno più stringenti.
L’occupazione di portici, elementi distintivi dell’architettura comasca, è vietata.

Un’omologazione estetica imposta con rigore prevede l’adozione di colori standardizzati: grigio antracite per arredi, porta-menù e fioriere, bianco perla per gli ombrelloni (con specifica numerazione RAL nel documento di riferimento), e l’obbligo di utilizzare tovagliato in tinta unita, eliminando qualsiasi elemento decorativo che possa compromettere l’uniformità del paesaggio urbano.

L’esclusione di arredi come divanetti, paraventi, mobiletti, panchine, cestini per rifiuti e qualsiasi forma di decorazione, mira a depauperare gli spazi esterni, restituendo priorità alla percezione dello spazio pubblico come luogo di passaggio e di contemplazione, piuttosto che come prolungamento di un’attività commerciale.

La decisione ha suscitato immediate reazioni da parte del mondo dell’associazionismo commerciale, con Confcommercio che ha sollevato dubbi sui tempi ristretti di implementazione e la mancanza di un coinvolgimento partecipativo nella definizione del regolamento.

La critica riguarda non solo la potenziale impattabilità economica per gli esercenti, ma anche la sensazione di una decisione imposta, priva di un dialogo costruttivo con le parti interessate.
Si profila quindi un confronto serrato tra l’amministrazione comunale, volta a riqualificare lo spazio pubblico, e la categoria commerciale, che teme un danno significativo alla propria attività.

Il percorso del regolamento prevede ora un passaggio cruciale in commissione, prima di essere sottoposto alla votazione finale del Consiglio comunale.
Il dibattito aperto rappresenta un’occasione per riflettere sul ruolo dello spazio pubblico, sulla necessità di bilanciare interessi economici e sociali, e sull’importanza di un processo decisionale inclusivo e partecipativo, volto a costruire una città più vivibile e sostenibile per tutti.

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