L’incidente probatorio in vista dell’udienza di Pavia ha fatto emergere elementi significativi, sollevando interrogativi cruciali sulla validità delle analisi genetiche condotte nell’ambito delle indagini sulla tragica scomparsa di Chiara Poggi.
Un’elaborata relazione, presentata dai consulenti Marzio Capra e Dario Redaelli, incaricati dalla famiglia Poggi, mette in luce criticità metodologiche e interpretative che minano la robustezza delle prove finora presentate.
Il fulcro della disputa risiede nell’analisi del materiale biologico rinvenuto, in particolare la presenza di DNA di Alberto Stasi su una cannuccia di tè freddo, un dato precedentemente non divulgato.
Contestualmente, i consulenti sollevano dubbi sull’affidabilità delle rilevazioni genetiche estrapolate dalle unghie di Chiara Poggi.
Queste criticità si concentrano sull’utilizzo di un software obsoleto, risalente al 2005, giudicato inadeguato rispetto agli standard attuali e non rappresentativo delle più avanzate tecnologie di analisi del DNA.
L’utilizzo di un software di tale datazione pone serie ripercussioni sulla precisione e l’accuratezza dei risultati, introducendo un margine di errore potenzialmente significativo.
La relazione approfondisce ulteriormente le mancanze riscontrate, evidenziando come le analisi condotte dalla perita Denise Albani non abbiano preso in considerazione i dati grezzi, la base primaria su cui si fonda qualsiasi valutazione scientifica.
L’omissione di questa fase cruciale preclude la possibilità di una verifica indipendente e compromette la trasparenza del processo.
Inoltre, l’impiego di un database europeo per le analisi biostatistiche, anziché uno specifico per il contesto italiano, introduce variabili estranee che potrebbero distorcere i risultati.
La comparazione con un campione genetico di riferimento diverso dal contesto geografico di Chiara Poggi potrebbe generare interpretazioni errate e conclusioni non univoche.
Le osservazioni dei consulenti si focalizzano anche sulla valutazione della compatibilità del DNA rinvenuto con la linea paterna Sempio, i cui indici di probabilità utilizzati – variamente definiti come “moderatamente forte”, “forte” e “moderato” – si basano su una tabella risalente al 1998.
L’utilizzo di una tabella obsoleta, in cui i valori di compatibilità sono stati successivamente rivisti e corretti, suggerisce una potenziale sovrastima della probabilità di parentela.
L’esistenza di una tabella più recente, con valori di compatibilità inferiori, solleva seri dubbi sull’affidabilità delle conclusioni precedentemente tratte.
In definitiva, la relazione dei consulenti Capra e Redaelli non solo mette in discussione la validità scientifica delle prove genetiche finora presentate, ma anche la trasparenza e la correttezza delle procedure investigative.
L’inutilizzabilità dei dati grezzi, l’utilizzo di software e tabelle obsolete, e la scelta di un database di riferimento non italiano, sollevano interrogativi fondamentali sulla possibilità di utilizzare tali prove per ricostruire con certezza gli eventi che hanno portato alla scomparsa di Chiara Poggi e per attribuire responsabilità.
L’incidente probatorio si configura, dunque, come un momento cruciale per la revisione critica delle prove e per la ricerca di una verità più solida e affidabile.





