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Finanziamenti Hamas: Sotto Inchiesta Rete Criminale Nazionale ed Europea

L’inchiesta della Procura di Genova, incentrata sui complessi meccanismi di finanziamento ad Hamas, si è intensificata con un’azione coordinata che ha coinvolto sedici perquisizioni e un arresto.

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L’operazione, scaturita da un’indagine pluriennale, ha portato alla luce una rete intricata di associazioni e individui sospettati di aver agito come canali per il trasferimento di risorse economiche verso il movimento palestinese, eludendo controlli e normative internazionali.
Il fulcro dell’indagine si è concentrato su “La Cupola d’Oro”, un’organizzazione con sede a Milano, in via Venini, identificata come un nodo cruciale nel sistema di finanziamento.
Altre sedi operative sono state individuate a Bergamo, Monza e nel Lodigiano, rivelando una presenza capillare del gruppo sul territorio nazionale.
L’attività di “La Cupola d’Oro”, insieme ad altre associazioni affiliate come “La Palma”, non era limitata alla mera raccolta fondi, ma comprendeva anche la gestione e il trasferimento dei capitali, sfruttando spesso dinamiche opache e conti correnti complessi.
Un elemento particolarmente significativo dell’indagine è emerso dalla perquisizione nell’abitazione di uno studente a Sant’Angelo Lodigiano, dove le forze dell’ordine hanno scoperto tre computer nascosti in un intercapedine muraria.
Questi dispositivi, presumibilmente contenenti informazioni cruciali, sono ora oggetto di analisi forense per ricostruire le attività illecite del gruppo e identificarne i responsabili.

Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno rivelato un clima di crescente apprensione all’interno della rete di finanziamento, innescato dall’arresto in Olanda di Abu Rashad, figura di spicco nel reperimento di fondi per Hamas in Europa.

Mohammed Hannoun e Abu Falastine, due individui chiave nell’organizzazione, sono stati protagonisti di conversazioni in cui discutevano la necessità di eliminare tracce digitali dalla sede di “La Cupola d’Oro” a Milano.

Abu Falastine, in particolare, ha ammesso di aver cancellato file e ricevute, conservandone una copia su un hard disk affidato a un complice.

Questa operazione, volta a distruggere prove incriminanti, ha fornito agli inquirenti elementi preziosi per ricostruire le dinamiche interne del gruppo e individuare ulteriori responsabili.

L’inchiesta, che coinvolge anche il sospetto riciclaggio di denaro e la violazione di normative antiterrorismo, rappresenta un tassello importante nella lotta al finanziamento del terrorismo e mira a smantellare una struttura complessa che ha operato in diverse aree geografiche, mettendo a rischio la sicurezza nazionale e internazionale.

Le indagini proseguono a ritmo serrato per identificare tutti i soggetti coinvolti e ricostruire l’intero flusso finanziario, al fine di perseguire i responsabili davanti alla giustizia.

La complessità dell’indagine sottolinea la necessità di una maggiore cooperazione internazionale per contrastare efficacemente i meccanismi di finanziamento del terrorismo, che si avvalgono sempre più di tecnologie avanzate e di reti complesse.

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