La comunità milanese si è stretta attorno alla famiglia Costanzo, accogliendo con profondo cordoglio la perdita di Chiara, giovane vittima della tragedia di Crans-Montana.
La basilica di Santa Maria delle Grazie, colma fino all’inverosimile, è stata teatro di una cerimonia funebre che ha cercato di offrire un porto sicuro nel maremoto del dolore.
Tra i presenti, un volto noto e significativo: la senatrice a vita Liliana Segre, testimone di altre ferite aperte nella storia del nostro paese, ha voluto partecipare a questo momento di lutto condiviso.
L’arcivescovo di Crotone, monsignor Alberto Torriani, figura di riferimento per Chiara durante il periodo in cui studiò al Collegio San Carlo, ha guidato la celebrazione con parole che miravano a trascendere il lutto, invitando alla riflessione e alla ricerca di un rinnovato slancio vitale.
“Non è tempo di bilanci o recriminazioni,” ha affermato, sottolineando la necessità di concentrarsi sulla forza interiore per affrontare il vuoto lasciato da una perdita così ingiusta.
L’omelia ha evitato la retorica consolatoria, optando per un linguaggio diretto e profondamente umano.
La morte, descritta come un’irruzione crudele, ha lasciato una ferita indelebile, un dolore troppo grande per essere sopportato in solitudine.
“Un peso del genere richiede la condivisione, la solidarietà,” ha esortato l’arcivescovo, evidenziando l’importanza del legame comunitario di fronte alla tragedia.
Ma al di là del lutto, è emersa una riflessione più ampia sul valore della vita, sulla sua fragilità e sulla necessità di custodirla.
“Abbiamo bisogno di futuro,” ha ribadito l’arcivescovo, con uno sguardo rivolto in particolare ai giovani presenti, invitandoli a non lasciarsi sopraffare dalla tristezza e a coltivare la speranza.
L’omelia si è poi rivolta singolarmente ai membri della famiglia di Chiara, con parole personalizzate e dense di affetto.
Al fratello Luca, in procinto di concludere la scuola primaria, è stato augurato di trovare la forza di superare il tremore che lo assale, interpretandolo non come debolezza, ma come segno di una vita che lo chiama a proseguire il suo cammino.
Ad Elena, la madre, è stata offerta una parola di conforto, riconoscendo la durezza della sua prova e ricordandole che il futuro riserva ancora momenti di gioia.
Camilla, la sorella maggiore, è stata lodata per la sua presenza illuminante e invitata a continuare a essere un punto di riferimento.
Infine, ai genitori Andrea e Giovanna, è stato chiesto di continuare a trasmettere la vitalità che Chiara ha incarnato, anche nel dolore più profondo, perché il suo ricordo non svanisca, ma continui a ispirare gesti di amore e di speranza.
Il loro impegno, la loro presenza, continueranno a illuminare il cammino della famiglia e della comunità.




