domenica 31 Agosto 2025
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Montagna: imprudenza, costi e un cambio di mentalità necessario.

L’emergenza in montagna non è più una questione di incidenti isolati, ma un sintomo di un approccio profondamente distorto nei confronti di un ambiente che richiede rispetto, conoscenza e preparazione.

L’episodio recente a San Vito di Cadore, con l’intervento dell’elisoccorso per un turista che ha ignorato un divieto di accesso a una ferrata a causa del rischio di crolli, rappresenta la punta dell’iceberg di una problematica ben più ampia.
I costi diretti, che in questo caso superano i 14.000 euro, sono solo una parte del quadro; il vero costo è il dispendio di risorse umane, materiali ed economiche che sottraggono interventi per altre emergenze, oltre al rischio per il personale di soccorso stesso.
La montagna, lungi dall’essere un parco giochi o uno scenario perfetto per la condivisione di immagini patinate sui social media, è un ecosistema complesso e potente, governato da leggi fisiche impietose.
Ignorare i segnali di pericolo, bypassare le precauzioni, sottovalutare la propria preparazione tecnica e fisica, non è coraggio, ma imprudenza, e comporta conseguenze potenzialmente fatali.

I numeri parlano chiaro: l’ultimo mese ha visto un aumento allarmante di decessi e dispersi, cifre che trascendono la mera statistica e si traducono in tragedie umane che lasciano un segno indelebile nelle comunità alpine.

Questa deriva comportamentale è alimentata da una cultura della performance e della gratificazione immediata, che porta molti a intraprendere percorsi per cui non possiedono le competenze necessarie, attratti dall’immagine idealizzata della conquista e dell’avventura.

Si trasforma la prudenza in qualcosa di negativo, la conoscenza in ostacolo, la preparazione in superfluità.

L’accessibilità alla montagna, resa possibile da infrastrutture e mezzi di trasporto sempre più efficienti, paradossalmente può aver contribuito ad abbassare la soglia della percezione del rischio.

È necessario un cambio di paradigma culturale, che promuova una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte di tutti coloro che scelgono di frequentare la montagna.
Questo implica un’educazione alpina più efficace, che inizi fin dalla giovane età, e un rafforzamento dei controlli e delle sanzioni per chi viola le normative di sicurezza.

Non è sufficiente limitarsi a segnalare i pericoli; è fondamentale trasmettere il senso del limite, l’importanza della valutazione del rischio, la capacità di rimandare un’escursione quando le condizioni non sono favorevoli.
L’elisoccorso deve rimanere uno strumento di emergenza, non una risorsa a disposizione di chi, per leggerezza o incoscienza, si mette in pericolo.
La montagna non è un diritto, ma un privilegio che va guadagnato con la conoscenza, il rispetto e la prudenza.
Amare la montagna significa comprenderne i rischi e affrontarla con la dovuta preparazione, onorando la sua potenza e preservandola per le generazioni future.

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