La Torre di via Antonini a Milano, tristemente nota come Torre del Moro, si innalza nuovamente verso il cielo, portando con sé il peso di un passato drammatico e la speranza di un futuro più sicuro.
Quattordici anni dopo l’incendio devastante del 29 agosto 2021, che sconvolse la città e lasciò senza casa ottantadue famiglie, si avvia una complessa fase di ricostruzione e di giustizia.
Il processo penale che coinvolge tredici imputati – tra progettisti, costruttori e fornitori di materiali – è un banco di prova cruciale per accertare le responsabilità legate alla scelta di materiali che, stando alle accuse della Procura, avrebbero privilegiato il risparmio economico a scapito della sicurezza.
L’inchiesta si concentra in particolare sulla copertura esterna dell’edificio, epicentro della rapida propagazione delle fiamme.
Le indagini forensi puntano a stabilire se la scelta dei materiali utilizzati abbia contribuito significativamente alla velocità e all’intensità dell’incendio, sollevando interrogativi profondi sulla corretta applicazione delle normative antincendio e sulla responsabilità professionale nel settore delle costruzioni.
Parallelamente al processo, la ricostruzione avanza.
Un numero limitato di famiglie ha già potuto rientrare nelle villette collocate all’interno del complesso residenziale, mentre i lavori per il completamento delle altre unità abitative sono in corso.
La Torre, che assumerà il nuovo nome di Torre della Seta, è prevista per essere completata entro il prossimo anno, ma la sua ricostruzione non rappresenta solo un ritorno alla normalità abitativa, bensì un’occasione per ripensare la sicurezza e la resilienza degli edifici in città.
L’amarezza è palpabile tra gli inquilini, espressa dal portavoce del comitato, Mirko Berti.
La critica principale verte sulla lentezza e l’inefficacia delle misure adottate a livello istituzionale per rafforzare le normative antincendio, migliorare la sicurezza degli edifici e predisporre meccanismi di gestione delle emergenze abitative in situazioni di calamità.
La mancanza di un’azione tempestiva e incisiva ha contribuito ad allungare i tempi di attesa e ad aumentare la sofferenza delle famiglie coinvolte.
Il racconto dell’esperienza vissuta è potente e condiviso sui canali social del gruppo “Rinascita Antonini”.
Il video dei vigili del fuoco, che documenta le prime fasi dell’incendio e le frenetiche telefonate di soccorso, è una testimonianza toccante della drammaticità degli eventi e dell’impatto psicologico sulle persone.
Questo archivio digitale di memorie collettive funge da monito e da motore di cambiamento, sollecitando un’analisi critica delle pratiche costruttive e una maggiore attenzione alla tutela della vita umana.
L’episodio della Torre del Moro ha messo a nudo fragilità strutturali nel sistema delle costruzioni, rivelando la necessità di una revisione profonda delle normative, un rafforzamento dei controlli e una maggiore consapevolezza da parte di tutti gli attori coinvolti, dai progettisti agli esecutori, dai fornitori alle istituzioni.
La ricostruzione della Torre della Seta non è solo un atto di riedificazione fisica, ma anche un impegno a costruire un futuro più sicuro e resiliente per l’intera comunità milanese.