La tragica scomparsa di un giovane milanese, deceduto dopo essersi lanciato dalla finestra di un bed e breakfast, ha innescato un’indagine complessa che getta luce su un preoccupante fenomeno: la contaminazione di prodotti apparentemente sicuri con pericolosi analoghi sintetici.
L’episodio, che ha portato al ritrovamento di Mdmb-pinaca in un campione di marijuana sequestrato nella stanza e collegato a un rivenditore fiorentino, solleva interrogativi urgenti sulla regolamentazione e il controllo delle sostanze psicoattive, in particolare quelle commercializzate come “cannabis light”.
L’Mdmb-pinaca, un cannabinoide sintetico, si rivela un antagonista inatteso in un mercato percepito come marginale e sicuro.
La sua potenza, significativamente superiore al Thc, il composto psicoattivo presente nella cannabis naturale, lo rende particolarmente insidioso.
Gli effetti indotti sono imprevedibili e potenzialmente letali: allucinazioni intense, disorientamento, vomito, perdita di coscienza e uno stato di sedazione profonda che può compromettere la capacità di reagire e orientarsi, come sembra suggerire la ricostruzione dei fatti che hanno portato alla morte del giovane.
L’indagine, condotta dalla Polizia sotto la direzione del pm Giovanni Tarzia, ha rivelato una catena di eventi che inizia a Firenze, dove i due giovani avevano acquistato il prodotto presso una rivendita.
Il titolare, ora indagato per detenzione ai fini di spaccio, sostiene di aver acquistato il lotto incriminato in una fiera internazionale a Praga, un dettaglio che apre scenari inquietanti sulla complessità e la natura transnazionale del mercato di queste sostanze.
La “legalità” apparente di prodotti etichettati come “cannabis light”, spesso percepiti come privi di rischi, si rivela una trappola mortale, poiché la presenza di questi analoghi sintetici rende l’esperienza di consumo estremamente pericolosa e imprevedibile.
L’allerta del Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe, emessa dal dipartimento Antidroga, sottolinea un problema diffuso in Europa, con segnalazioni di intossicazioni gravi e decessi correlati all’uso di questi cannabinoidi sintetici.
Questo fenomeno non è un caso isolato, ma parte di una tendenza più ampia: la proliferazione di sostanze psicoattive di sintesi, spesso prodotte e distribuite in laboratori clandestini, con conseguenze devastanti per la salute pubblica.
La ricerca di alternative più sicure e meno rischiose porta spesso i consumatori a sperimentare sostanze sconosciute, senza comprendere appieno i loro effetti e i potenziali pericoli.
L’episodio milanese rappresenta un campanello d’allarme che richiede un’azione concertata a livello nazionale ed europeo per rafforzare i controlli, migliorare la prevenzione e informare adeguatamente i consumatori sui rischi reali di queste sostanze.
L’approccio deve essere multidisciplinare, coinvolgendo forze dell’ordine, magistratura, sanità e istituzioni educative, per affrontare un problema complesso e in continua evoluzione.





