A distanza di un anno dalla perdita di Mattia Cossettini, il bambino di nove anni strappato alla vita il 6 gennaio 2024 a Marsa Alam, la famiglia lamenta l’assenza di risposte e di azioni concrete volte a prevenire il ripetersi di una tragedia simile.
La denuncia, sollevata dal padre, si configura come una contestazione formale indirizzata alle strutture sanitarie egiziane e agli operatori turistici coinvolti, focalizzandosi su gravi deficit che hanno contribuito alla morte del figlio.
Secondo la ricostruzione dei fatti, l’emergenza clinica si è manifestata durante un’escursione in barca.
La gravità del malore, tuttavia, non ha determinato l’interruzione immediata dell’attività e, soprattutto, ha ritardato l’accesso a cure mediche tempestive.
La famiglia evidenzia come il trasferimento alla clinica del villaggio turistico sia avvenuto solo a distanza di ore, senza l’attivazione di procedure di emergenza consolidate e codificate.
Il ritardo si è poi protratto con il successivo trasferimento all’ospedale governativo di Marsa Alam, una struttura carente, in termini di infrastrutture, specializzazioni mediche pediatriche neurologiche e protocolli di gestione delle emergenze, assolutamente inadeguata a gestire una condizione clinica così delicata.
Un elemento particolarmente critico riguarda l’accuratezza della diagnosi iniziale fornita dal personale sanitario locale.
L’autopsia, eseguita successivamente in Italia e convalidata dall’ospedale di Udine, ha rivelato discrepanze significative rispetto alle conclusioni emerse dalle prime valutazioni mediche in Egitto, mettendo in discussione la competenza e l’affidabilità delle procedure diagnostiche applicate.
La gestione della comunicazione post-mortem assume contorni ancora più problematici.
La diffusione, da parte dell’ospedale di Marsa Alam il 9 gennaio 2024, di un comunicato stampa che indicava un tumore cerebrale e polmonite batterica come cause del decesso, rappresenta, secondo la famiglia, una grave violazione della privacy e della dignità del figlio, oltre a diffondere informazioni deliberatamente errate.
Al di là dell’impossibilità di colmare il vuoto incolmabile lasciato dalla perdita del figlio, la famiglia Cossettini rivendica impegni concreti e verificabili, finalizzati a garantire la sicurezza e la salute dei turisti, soprattutto dei minori.
L’assenza di progressi significativi, a un anno di distanza, testimonia una profonda inadeguatezza nella gestione delle emergenze sanitarie e nella tutela dei diritti dei pazienti, sollevando interrogativi inquietanti sulla responsabilità e la trasparenza delle istituzioni coinvolte.
La vicenda Cossettini si configura, quindi, non solo come una tragedia personale, ma come un campanello d’allarme per l’intero settore turistico e per i sistemi sanitari internazionali.





