Barbara Hannigan: Un’Artista Poliedrica Tra Voce, Direzione e InnovazioneL’enigmatica Barbara Hannigan incarna un’unicità che trascende le definizioni convenzionali.
Cantante, direttrice d’orchestra e danzatrice, la sua carriera è un caleidoscopio di sperimentazione e una sfida costante alle tradizionali gerarchie artistiche.
La sua prossima performance alla Scala, dove interpreterà sia il ruolo di soprano che di direttrice, con un programma che accosta la commovente profondità di *Metamorphosen* di Strauss alla drammaticità di *La Voix Humaine* di Poulenc, offre un’opportunità per il pubblico di intravedere la complessità del suo genio.
L’esecuzione di *La Voix Humaine*, monologo struggente che esplora il dolore della perdita e l’abbandono amoroso, è un punto fermo nel suo repertorio.
Hannigan ne cura l’interpretazione da quasi un decennio, evolvendo costantemente la sua visione e trasformandola in un semi-concerto multimediale, con proiezioni video che amplificano l’intensità emotiva.
Ogni rappresentazione è un nuovo inizio, un flusso creativo inafferrabile che la porta a reinterpretare il brano in modi imprevedibili.
“Ogni volta è diverso,” ammette, spiegando come questa variabilità sia uno dei motivi per cui il pubblico è disposto a rivedere la performance più volte.
Questa capacità di reinventare un’opera consolidata, mantenendo al contempo la sua essenza emotiva, dimostra una profonda maturità artistica e una straordinaria sensibilità interpretativa.
La sua evoluzione artistica non riguarda solo l’interpretazione, ma anche la capacità di incarnare il personaggio.
“Credo che sia diventata più forte, ma anche più vulnerabile,” riflette, lasciando allo spettatore l’ambiguità di interpretare la sua storia personale.
Per Hannigan, la verità risiede nella sincerità delle emozioni espresse, nel coraggio di vivere nella fantasia e nel rendere palpabile l’esperienza umana.
La sua posizione unica nel panorama musicale contemporaneo la porta inevitabilmente a confrontarsi con le questioni di genere.
Hannigan, pur non identificandosi in definizioni limitanti, è consapevole di essere una minoranza in un mondo dominato dagli uomini, soprattutto in ruoli di leadership.
Questa consapevolezza si traduce in un senso di responsabilità: quella di promuovere un cambiamento reale, di utilizzare il potere che la sua posizione le conferisce con saggezza e coerenza.
La versione multimediale di *La Voix Humaine*, frutto della sua visione innovativa e della collaborazione con Denis Guéguin e Clemens Malinowski, ne è la prova tangibile.
Questo progetto, ormai considerato un classico, ha riscosso un enorme successo, portandola a esibirsi in prestigiosi festival come quello di Spoleto e, prossimamente, con la New York Symphony.
La sua carriera non si limita alla musica classica.
Hannigan esplora territori inesplorati, collaborando con compositori contemporanei come John Zorn, realizzando progetti sperimentali con i pianisti Katia e Marielle Labèque, e fondendo elementi di jazz e musica contemporanea.
Il futuro la vede impegnata come direttrice della Iceland Symphony Orchestra, protagonista di un balletto coreografato da Sasha Waltz, e interprete di numerose prime mondiali.
Il recente Polar Prize, il prestigioso riconoscimento svedese della musica, conferma il suo status di artista di rilevanza internazionale.
Per Hannigan, questo premio rappresenta non una meta, ma un punto di partenza.
“È un momento di arrivo, ma non significa che è finita,” afferma, esprimendo il desiderio di continuare a sperimentare, a rimanere fedele a se stessa e ad affrontare nuove sfide con maggiore coraggio.
L’ipotesi di dirigere un’opera lirica “in buca”, un’innovazione che richiederebbe un’attenta pianificazione e una profonda comprensione del progetto e del cast, sottolinea la sua volontà di rompere gli schemi e di contribuire a una nuova era per l’opera lirica.





