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Cultura per tutti: barriere e disuguaglianze in Italia.

Il panorama culturale italiano, ricco di testimonianze storiche e artistiche di inestimabile valore, si presenta ancora come un territorio non pienamente accessibile a tutti i suoi potenziali fruitori.
Una recente indagine commissionata da Iqvia per il Fondo per l’Ambiente Italiano (Fai), e presentata nell’ambito della rete “Museo per tutti”, rivela un divario significativo nella percezione e nell’esperienza della cultura tra la popolazione generale, i caregiver e gli operatori del settore.
L’inchiesta, condotta in concomitanza con la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, coinvolge un campione di 1.200 individui, offrendo uno spaccato complesso delle barriere che ostacolano la partecipazione di persone con disabilità intellettive alla vita culturale.

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I dati emergono con chiarezza: mentre il 67% degli operatori e il 70% dei caregiver considerano imprescindibili le attività culturali per una vita appagante, questa percentuale scende drasticamente al 31% tra la popolazione generale.

La ragione è multifattoriale e riflette una percezione diffusa di inaccessibilità: il 23% della popolazione generale ritiene il patrimonio culturale poco o per nulla accessibile, una quota che si impenna al 71% tra i caregiver e al 74% tra gli operatori.

Le testimonianze raccolte dai caregiver e dagli operatori dipingono un quadro desolante: visite spesso estenuanti, vissute in solitudine e prive di strumenti di supporto adeguati.
Si tratta di un’esperienza che va ben oltre la semplice difficoltà logistica, toccando aspetti emotivi e psicologici profondi.
L’appagamento percepito dalla popolazione generale durante le visite museali (58%), unitamente alla sensazione di essere accolti (38%), contrasta nettamente con le esperienze negative riferite dai caregiver, che denunciano disagio, solitudine e mancanza di spiegazioni chiare.
La scarsa frequenza delle visite – il 40% della popolazione generale, il 55% dei caregiver e il 57% degli operatori dichiara di non frequentare mostre e musei – sottolinea ulteriormente la criticità della situazione.

Sebbene la popolazione generale lamenti principalmente mancanza di tempo, costi elevati e difficoltà logistiche, caregiver e operatori evidenziano soprattutto la complessità organizzativa e la carenza di informazioni adatte.

Si tratta di una lacuna che impedisce a molte famiglie e persone con disabilità intellettive di accedere a un diritto fondamentale: quello alla cultura.
L’indagine mette in luce un punto cruciale: l’ambito culturale è percepito come quello in cui le persone con disabilità intellettive ricevono minor supporto, sia da parte delle istituzioni che delle comunità.

La richiesta di un cambiamento strutturale è chiara: è necessario formare personale specializzato, sviluppare laboratori educativi inclusivi e rendere disponibili materiali informativi in linguaggio semplificato.

Davide Usai, direttore generale del Fai, sottolinea che i risultati dell’indagine offrono preziose indicazioni per migliorare l’accessibilità e l’esperienza culturale.

L’obiettivo del Fai è di rendere la fruizione dei beni culturali il più agevole e completa possibile per tutti, trasformando le barriere in opportunità di inclusione e arricchimento reciproco.
Si tratta di un imperativo etico e un investimento nel futuro di una società più giusta e accessibile.
La sfida è quella di passare da una cultura dell’offerta a una cultura della reale inclusione, in cui ogni individuo possa trovare il proprio posto e la propria voce.

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