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Escaped Alone: Echi di Apocalisse al Piccolo Teatro

Escaped Alone: Un Giardino di Echi e Apocalissi QuotidianeIl Piccolo Teatro di Milano apre il 2026 con una riflessione agrodolce, un’immersione in un’opera che, al pari di *Stranger Things*, suggerisce una realtà distorta, un mondo speculare che potrebbe celarsi dietro la nostra quotidianità.
Si tratta di *Escaped Alone*, una produzione di lacasadargilla su testi di Caryl Churchill, uno spettacolo che esplora la fine, non come evento catastrofico e remoto, ma come eco costante, latente nelle conversazioni e nelle paure di quattro donne.

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In una stagione dedicata ai legami e alle dinamiche relazionali, questo spettacolo si configura come un’indagine introspettiva sui rapporti femminili, incarnati da Sally, Vi e Lena, amiche unite in un giardino che funge da limbo tra il presente e un futuro incerto.
L’arrivo di Mrs.

Jarret, la quarta protagonista, introduce una voce dissonante, un flusso di monologhi – o meglio, “iperstizioni” come li definisce la regista Lisa Ferlazzo Natoli – che evocano presagi di dissoluzione e catastrofe imminente.

La critica inglese, dopo la prima rappresentazione del 2016, ha descritto l’opera come una “visione ellittica dell’Apocalisse”, un intreccio di chiacchiere apparentemente innocue e una sottile, persistente inquietudine.

La scelta del Piccolo Teatro, in dialogo con la compagnia lacasadargilla, si discosta dalla versione originale, in cui le attrici interpretavano donne settantenni, optando per un cast di attrici vicine ai cinquant’anni: Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio e Alice Palazzi.

Questa scelta restituisce allo spettacolo una freschezza e un’attualità che lo rendono particolarmente rilevante nel contesto contemporaneo.

La riflessione sull’invecchiamento e sulla caducità dell’esistenza ha portato la regista a concepire il giardino come un “orizzonte”, uno spazio di contemplazione e di sospensione.
L’allestimento scenico, curato da Maddalena Parise, contribuisce a creare questa atmosfera surreale: un ambiente sintetico, quasi desolato, che si apre su un ledwall proiettante pubblicità generate dall’intelligenza artificiale, immagini di un mondo ossessionato dall’immobiliare, dalla cura del corpo, da beni effimeri.
Unico respiro di natura, filmati di cieli che scandiscono le otto fasi della pièce, creando un ritmo contemplativo.
Il dramma, al di là della mera rappresentazione di una crisi esistenziale, affronta temi urgenti come la violenza sulle donne, il rischio di collasso ambientale, la precarietà della pace.
L’ironia, elemento chiave dello spettacolo, emerge con forza nella ventilazione di soluzioni paradossali per affrontare la fine del mondo, come l’acquisto di maschere antigas con un’attesa di tre mesi o la disponibilità immediata a pagamento in una miriade di colori.

Un commento tagliente sulla nostra tendenza a banalizzare l’angoscia esistenziale, a trasformare l’apocalisse in un prodotto di consumo.
*Escaped Alone* non è un semplice spettacolo, ma un invito a guardare oltre la superficie, a interrogarci sulla fragilità della nostra esistenza e sulla necessità di coltivare legami autentici, anche di fronte alla prospettiva di un futuro incerto.

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