La vigilia di un match cruciale si apre con un quadro clinico complesso e con le prime certezze tattiche delineate dal tecnico rossonero, Massimiliano Allegri.
La notizia più incoraggiante è il ritorno a disposizione di Gabbia, pronto a occupare un posto in panchina dopo un periodo di stop.
Parallelamente, l’entusiasmo per il recupero completo di Leao si stempera con la prudenza: il rientro in campo dopo un mese di assenza impone un monitoraggio attento per valutare la sua resistenza e la capacità di mantenere un livello di performance sostenibile.
La situazione di Nkunku, invece, resta problematica.
Il persistente infortunio alla caviglia lo esclude a priori dalla contesa, rappresentando una significativa perdita a centrocampo.
Anche Pulisic, reduce da un allenamento a parte, solleva interrogativi sulla sua condizione fisica: la sua partecipazione alla partita dipenderà da una valutazione accurata delle sue sensazioni.
A completare il quadro, l’aggiunta di un elemento nuovo, Fullkrug, giunto in rosa con l’obiettivo di ampliare le opzioni offensive.
L’attaccante tedesco sarà immediatamente a disposizione, pronto a dare il suo contributo dalla panchina.
“Sono molto contento del suo arrivo,” ha sottolineato Allegri, anticipando una rotazione mirata per ottimizzare le forze a disposizione.
La gestione del gruppo si prospetta un esercizio di equilibrio e scelte delicate.
“Devo essere fortunato a scegliere bene chi mettere in campo prima e chi dopo,” ha ammesso Allegri, consapevole delle responsabilità che gravano sulle sue decisioni.
La possibilità di vedere Leao impiegato da subito sembra concreta, ma la presenza di Pulisic dipenderà dalla sua risposta alla prova fisica delle prossime ore.
Infine, la situazione di Pavlovic desta qualche preoccupazione.
L’attaccante, infatti, ha accusato un attacco febbrile e il suo impiego sarà valutato in base all’evoluzione delle sue condizioni.
La sua presenza in campo, dunque, rimane un punto interrogativo.
La partita contro il Cagliari si presenta così come un banco di prova non solo per i giocatori, ma anche per la capacità del tecnico di orchestrare una squadra competitiva, gestendo al meglio le variabili legate alla salute e alla forma fisica dei singoli elementi.




