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Addio Liu Thai Ker: il pianificatore che ha trasformato Singapore.

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La scomparsa di Liu Thai Ker, all’età di 87 anni, segna la fine di un capitolo fondamentale nella storia dell’urbanistica globale e lascia un’eredità profonda nel panorama architettonico contemporaneo.

Pianificatore generale dell’Urban Redevelopment Authority di Singapore, il suo lavoro ha trascendentato i confini della sua nazione, influenzando progetti e strategie in realtà disparate come le isole Figi, la regione del Sichuan e la provincia del Guangdong.
L’ambasciatore d’Italia a Singapore, Dante Brandi, ha espresso il cordoglio per una perdita che si avverte ben oltre i confini della diplomazia, un vuoto lasciato in un mondo che ha saputo meravigliarsi grazie alla visione innovativa di Liu Thai Ker.

La figura di Liu Thai Ker non si limita a quella di un architetto, ma incarna un approccio all’urbanistica che ha saputo coniugare efficienza, sostenibilità e aspirazioni estetiche.

La sua capacità di trasformare una piccola nazione, con una densità di popolazione di quasi 5,9 milioni di abitanti su una superficie di soli 284 miglia quadrate, in un esempio di sviluppo urbano di successo, è un testamento al suo genio e alla sua visione.
La “Singapore moderna” è in gran parte un’opera sua: un laboratorio urbano dove l’innovazione sociale e tecnologica si fondono con un’attenta pianificazione del territorio.
Il suo lavoro ha dato forma a una città capace di affrontare le sfide della densità abitativa e della globalizzazione, creando spazi pubblici vibranti, infrastrutture efficienti e un ambiente urbano che promuove la qualità della vita.

La sua eredità si estende oltre i progetti concreti, ispirando architetti e professionisti dell’urbanistica in tutto il mondo, inclusa l’Italia.
Ha dimostrato come la pianificazione urbana possa essere uno strumento potente per il progresso sociale, economico e culturale, un approccio che va al di là della semplice costruzione di edifici e strade, per abbracciare la creazione di comunità resilienti e prospere.

Il suo contributo lascia un segno indelebile nel panorama dell’architettura contemporanea, un monito a perseguire la bellezza, la funzionalità e l’inclusione nella progettazione delle città del futuro.

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