- pubblicità -
- pubblicità -

Intesa in Siria: svolta politica e futuro incerto.

- Advertisement -

Un’inattesa e complessa intesa politica si sta delineando in Siria, con implicazioni profonde per il futuro del paese e per l’equilibrio geopolitico della regione.

Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa ha annunciato un accordo di cessate il fuoco con i leader delle Forze democratiche siriane (SDF), un’alleanza prevalentemente curda, che prevede l’incorporazione graduale delle unità combattenti curde all’interno delle forze armate siriane sotto il controllo del governo di Damasco.
L’accordo, accolto con cautela dagli osservatori internazionali, include disposizioni cruciali riguardanti il controllo territoriale e la gestione di questioni spinose come il destino dei detenuti appartenenti all’ISIS e delle loro famiglie, responsabilità che il governo siriano si assume integralmente.
La consegna immediata dell’amministrazione delle province di Deir Ezzor e Raqqa, un tempo roccaforti del califfato, allo Stato siriano, segnala un significativo spostamento nell’equilibrio di potere e un’apparente volontà di normalizzazione da parte delle SDF.
L’incontro tra al-Sharaa e l’inviato statunitense Tom Barrack, immediatamente successivo all’annuncio, ha fornito un’occasione per ribadire principi fondamentali.

Pur riconoscendo l’importanza dell’accordo e la necessità di un dialogo costruttivo, al-Sharaa ha ribadito con fermezza l’incrollabile sovranità della Siria su ogni porzione del suo territorio, ponendo fine a qualsiasi pretesa di autonomia regionale.

Questo principio si manifesta parallelamente alle operazioni militari siriane in corso nel nord-est del paese, volte a contrastare i gruppi armati curdi che si rifiutano di sottostare all’autorità centrale.

L’intesa, tuttavia, è il culmine di una serie di negoziati complessi e segreti, che hanno visto anche il coinvolgimento mediato degli Stati Uniti.
L’incontro precedente tra Barrack e Mazloum Abdi, a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, sottolinea il ruolo cruciale che gli Stati Uniti continuano a svolgere nel panorama siriano, oscillando tra il sostegno alle SDF come forza anti-ISIS e la necessità di conciliare gli interessi di Damasco e della comunità internazionale.
L’accordo solleva interrogativi fondamentali: quanto è genuino il compromesso tra Damasco e le SDF? Quali garanzie possono essere offerte ai curdi siriani per tutelare i loro diritti e la loro identità culturale in un futuro Stato siriano centralizzato? E, soprattutto, quale sarà la reazione della Turchia, da sempre ostile alle aspirazioni autonomiste curde e determinata a contrastare qualsiasi minaccia alla sua sicurezza nazionale?La ricostruzione della Siria, come sottolineato dalla presidenza siriana, richiederà un impegno collettivo e inclusivo, che coinvolga tutti i siriani, al di là delle divisioni settarie e politiche.

Tuttavia, il successo di questo processo dipenderà in gran parte dalla capacità di garantire una transizione pacifica e stabile, che rispetti la sovranità nazionale e i diritti fondamentali di tutti i cittadini siriani, curdi compresi.

L’accordo tra Damasco e le SDF rappresenta un primo, e potenzialmente decisivo, passo in questa direzione, ma la strada verso la riconciliazione e la pace rimane ancora lunga e irta di insidie.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap