L’accordo siglato a Sharm el-Sheikh, celebrato come un punto di svolta epocale, risuona come un’amara constatazione per Basel Adra, regista palestinese acclamato dal mondo con il suo potente documentario ‘No Other Land’.
Intervistato da Marco Damilano, Adra demolisce con lucidità la narrazione di una svolta storica, sottolineando come un’azione tanto necessaria quanto tardiva avrebbe dovuto concretizzarsi decenni addietro.
La sua critica si estende oltre i confini dell’accordo, colpendo il tessuto stesso dell’ordine internazionale post-bellico.
Adra sostiene che le istituzioni, concepite per salvaguardare l’umanità, hanno rivelato una profonda fragilità, un fallimento catastrofico che si manifesta in una spirale di violenza inaccettabile.
L’accusa è esplicita: il sostegno finanziario e materiale occidentale, in primis quello di Stati Uniti ed Europa, non solo non ha impedito l’aggravarsi del conflitto, ma lo ha materialmente alimentato, contribuendo a scenari che configurano, a suo dire, elementi di genocidio.
Il racconto personale del regista, profondamente radicato nella realtà delle comunità palestinesi, offre una prospettiva cruciale.
Proveniente da Masafer Yatta, un villaggio stremato dalle continue violenze e dalle minacce di esproprio nelle colline a sud di Hebron, Adra incarna il dolore e la resilienza di un popolo messo a dura prova.
Il documentario ‘No Other Land’ ha offerto al mondo uno sguardo crudo e impietoso sulla vita quotidiana sotto occupazione, denunciando le violazioni dei diritti umani e la distruzione sistematica delle comunità.
Il cessate il fuoco, pur rappresentando un breve respiro, non è, per Adra, una soluzione definitiva.
L’appello finale è un invito all’azione, un richiamo alla responsabilità globale.
Non è sufficiente celebrare un accordo che appare come un palliativo.
È necessario, sostiene il regista, continuare a esercitare pressione, a denunciare le ingiustizie, a sostenere attivamente la causa palestinese attraverso la mobilitazione e l’attivismo.
La lotta per la giustizia e la dignità, conclude Adra, non può essere interrotta, ma deve proseguire con rinnovato vigore, affinché i crimini perpetrati cessino una volta per tutte.
L’augurio, non detto, è che la storia futura non ricordi questo accordo come una svolta, ma come un momento in cui, finalmente, il mondo ha iniziato a ascoltare la voce di chi soffre.

