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Trump e Cuba: fine di un’alleanza, futuro incerto.

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La recente escalation retorica di Donald Trump nei confronti di Cuba, espressa attraverso il suo social media Truth Social, riapre una complessa e delicata questione geopolitica, carica di implicazioni economiche e strategiche.
L’affermazione centrale ruota attorno al collasso di una relazione di interdipendenza che ha sostenuto l’economia cubana per un periodo significativo.
Per anni, l’isola caraibica ha beneficiato di ingenti trasferimenti di risorse energetiche e finanziarie provenienti dal Venezuela, un legame alimentato da un’alleanza politica e ideologica.

In cambio di questo sostegno, Cuba, secondo quanto affermato da Trump, ha fornito servizi di sicurezza e supporto politico ai governi venezuelani guidati da Hugo Chávez e Nicolas Maduro.

Questa relazione, in sostanza, ha rappresentato una forma di compensazione: il petrolio e il denaro venezuelani sostenevano l’economia cubana, mentre l’esperienza e la capacità di Cuba in ambito di sicurezza contribuivano a consolidare il potere a Caracas.

La svolta, come evidenziato da Trump, è rappresentata dal riallineamento strategico del Venezuela.

L’instabile situazione interna e le crescenti pressioni internazionali hanno portato il Venezuela a cercare un nuovo garante della sua sicurezza, identificato negli Stati Uniti.

Questa transizione implica una drastica riduzione, se non l’eliminazione, dei trasferimenti di petrolio e denaro verso Cuba.
La minaccia esplicita di “zero” risorse finanziarie segnala una volontà americana di esercitare pressione economica sull’isola.

L’affermazione sulla potenza militare statunitense, presentata come un deterrente per Cuba, serve a sottolineare la disparità di forze e a rafforzare l’avvertimento implicito: negoziare o affrontare le conseguenze.

Tuttavia, la questione è ben più complessa di una semplice dinamica di potere.

L’economia cubana, già fragile a causa dell’embargo statunitense pluridecennale e delle inefficienze del sistema economico centralizzato, si trova di fronte a una sfida esistenziale.
La perdita di un sostegno cruciale come quello venezuelano avrà ripercussioni su tutti i settori, dall’agricoltura all’energia, passando per il turismo.

Inoltre, l’implicazione dei “servizi di sicurezza” forniti a Caracas solleva interrogativi sulla natura di questa collaborazione.

Si tratta di consulenza militare, supporto di intelligence, o un coinvolgimento più diretto in operazioni interne venezuelane? Le risposte a queste domande sono fondamentali per comprendere appieno il contesto geopolitico e le motivazioni che guidano l’azione americana.
La raccomandazione finale di Trump, ovvero quella di raggiungere un “accordo” prima che sia “troppo tardi”, suggerisce che gli Stati Uniti sono disposti a considerare una soluzione negoziata.

Ma la natura di tale accordo e le condizioni che gli Stati Uniti porrebbero sono tuttora sconosciute, aprendo un periodo di incertezza e potenziale instabilità per Cuba.

L’intera situazione, quindi, non è solo una disputa tra due nazioni, ma un riflesso delle mutevoli dinamiche di potere nel panorama internazionale e delle conseguenze che ne derivano per i paesi più vulnerabili.

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