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Trump e il Venezuela: un impegno a lungo termine e i rischi di neo-colonialismo.

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La proiezione di Donald Trump, espressa in un’intervista al New York Times, dipinge un quadro di impegno a lungo termine degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela, un impegno che trascende la mera stabilizzazione politica e si estende alla ricostruzione economica e al controllo strategico delle risorse venezuelane.
Lungi da una risoluzione rapida, l’amministrazione Trump sembra prepararsi ad un’occupazione prolungata, la cui durata dipenderà da fattori geopolitici complessi e da una serie di operazioni di riassetto interno al paese sudamericano.
L’affermazione di Trump, “Direi molto più a lungo,” non è solo una previsione, ma una dichiarazione d’intenti.

Implica una strategia deliberata per esercitare un’influenza duratura sul Venezuela, superando le crisi immediate e intervenendo direttamente nella sua architettura economica.
L’ambizione di “ricostruire il Paese in modo molto conveniente” suggerisce un modello di sviluppo plasmato per servire agli interessi strategici americani, un approccio che solleva interrogativi sulla sovranità venezuelana e sull’effettivo beneficio per la popolazione locale.

La menzione esplicita del petrolio come risorsa chiave per questa “ricostruzione” rivela il cuore del progetto.

L’obiettivo non è solo di garantire l’accesso al petrolio venezuelano, ma anche di sfruttarlo per abbassare i prezzi globali, esercitando un’ulteriore pressione geopolitica sui competitor internazionali e generando benefici economici per l’economia statunitense.

L’impegno a fornire “soldi al Venezuela, di cui ha disperatamente bisogno” appare come un’arma a doppio taglio: da un lato, una manifestazione di preoccupazione umanitaria; dall’altro, uno strumento per consolidare l’influenza americana e condizionare le scelte politiche del governo venezuelano.

L’intervento americano, delineato in questi termini, si pone come un esempio di neo-colonialismo economico, dove la ricostruzione di un paese viene subordinata agli interessi commerciali e strategici di una potenza esterna.
Il concetto di “convenienza” non lascia spazio a considerazioni di sviluppo sostenibile, giustizia sociale o autodeterminazione del popolo venezuelano.

La prospettiva di un controllo prolungato solleva preoccupazioni circa la legittimità dell’intervento, i rischi di resistenza interna e le implicazioni per la stabilità regionale.
La promessa di “dare soldi” maschererebbe un complesso gioco di potere e dipendenza, in cui la sovranità venezuelana sarebbe compromessa in cambio di un presunto sostegno finanziario.
L’intera operazione, in definitiva, si configura come un tentativo di rimodellare il Venezuela secondo un’agenda americana, a prescindere dalle conseguenze a lungo termine per il paese e la regione.

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