L’epilogo del complesso procedimento giudiziario che ha visto coinvolto il luogotenente della Guardia di Finanza Giuseppe Silvestro (assistito dall’avvocato Marco Campora) si è risolto con un’assoluzione integrale, un verdetto che segna una svolta significativa in un’inchiesta che ha scosso il panorama economico-finanziario nazionale.
L’indagine, condotta dalla Procura Europea sotto la guida di Maria Teresa Orlando, mirava a disarticolare una presunta organizzazione criminale dedita a frodi sistemiche ai danni dell’Erario, attraverso la creazione e l’utilizzo di società schermo, opportunamente localizzate sia in Italia che all’estero, riconducibili a prestanome.
La Procura Europea aveva inizialmente richiesto il rito immediato per nove figure chiave, tra cui l’imprenditore Giovanni Pizzicato e il commercialista Fabrizio Mezzaro, identificati come potenziali capi dell’associazione, presunti artefici dell’architettura fraudolenta.
L’accusa sosteneva che l’organizzazione, operando come una sorta di “facilitatore illegale”, offriva servizi di mediazione impropria a imprenditori gravati da ingenti debiti fiscali.
Questi ultimi, in cambio di ingenti compensi versati a intermediari finanziari, in precedenza collaboratori di giustizia attraverso patteggiamenti, avrebbero visto rallentare o sospendere i procedimenti di accertamento e recupero crediti a loro carico, eludendo così i controlli e i meccanismi di riscossione dell’Erario.
Il lungo e complesso dibattimento, caratterizzato da una mole considerevole di documentazione e testimonianze, ha portato il giudice a infliggere pene variabili tra i sei e i dieci anni a quattro imputati, pur concedendo loro l’attenuante dell’assoluzione da alcune specifiche contestazioni.
Tuttavia, l’assoluzione piena e totale di Giuseppe Silvestro rappresenta un elemento dirompente, sollevando interrogativi sull’effettiva responsabilità del luogotenente e sull’accuratezza delle prove raccolte a suo carico.
Il resto degli imputati, inclusa la figura di Pizzicato, ha optato per il patteggiamento, riconoscendo implicitamente la loro colpevolezza e accettando una pena ridotta in cambio di una procedura più rapida.
Questo epilogo sottolinea la difficoltà di provare, in contesti complessi come quello delle frodi finanziarie transnazionali, la partecipazione personale e l’intenzione criminosa dei presunti membri di un’organizzazione, evidenziando l’importanza di una rigorosa valutazione delle prove e del principio del dubbio in ogni fase del procedimento giudiziario.
L’inchiesta, pur con questo esito, rimane un campanello d’allarme sulla vulnerabilità del sistema finanziario e sulla necessità di rafforzare i meccanismi di controllo e prevenzione delle frodi che danneggiano il patrimonio pubblico.






