Capri addio: la chiusura di Buca di Bacco e l’allarme per l’identità.

L’identità di Capri, un tempo scrigno di autenticità e bellezza intramontabile, si erge oggi come un fragile mosaico, minacciato da un processo di trasformazione profonda e ineluttabile.

La scomparsa delle botteghe artigiane, custodi di un sapere antico e di una produzione esclusiva – quelle che avevano forgiato il concetto stesso di “moda Capri” attraverso la lavorazione della pelle, della seta e del cotone – è solo il sintomo più evidente di una crisi più ampia, un’erosione del patrimonio immateriale dell’isola.

La recente chiusura di “Buca di Bacco”, istituzione storica incastonata nel cuore della Capri antica, lungo la pittoresca via Longano, amplifica questo senso di smarrimento.
Il locale, un vero e proprio anello di congiunzione tra la celebre Piazzetta e le mura di fortificazione, ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per un’eterogenea clientela, un crogiolo di culture e di storie.

L’annuncio della chiusura, diffuso sui social media, ha generato un’ondata di tristezza e preoccupazione tra i residenti, a riprova del suo profondo legame con l’identità dell’isola.
I gestori, Letizia e Vincenzo, hanno espresso il loro rammarico con parole semplici ma sincere, ringraziando la clientela per il sostegno e la fiducia ricevuti nel corso di ventuno anni di attività.
“Buca di Bacco” non era semplicemente un ristorante-pizzeria; era un luogo di incontro, un’oasi di convivialità che accoglieva intellettuali, artisti e personalità di spicco.

Tra i suoi affezionati clienti figuravano figure come Renato Caccioppoli, celebre matematico napoletano, e Leo Aloisio, suo compagno di studi e appassionato d’arte, testimoni di un’epoca in cui Capri incarnava un ideale di bellezza e raffinatezza.

La chiusura di questo storico locale non segna solo la perdita di un luogo fisico, ma anche la scomparsa di un pezzo di storia, un frammento di memoria collettiva.

I residenti storici dell’isola lanciano un allarme urgente: se non si interviene tempestivamente, si rischia una deriva inesorabile, un impoverimento del tessuto sociale e culturale che la rende irriconoscibile.

Il problema abitativo, in particolare, emerge come una delle principali cause di questa trasformazione.
La proliferazione di case trasformate in Bed e Breakfast, alimentata da dinamiche turistiche sempre più aggressive, ha esasperato la scarsità di alloggi, costringendo i giovani capresi a emigrare in cerca di opportunità lavorative e di condizioni di vita sostenibili.
L’isola azzurra rischia così di perdere la sua anima, il suo fascino autentico, per trasformarsi in una vetrina patinata, una “Disneyland” effimera, riducibile a una sequenza di immagini fugaci, prive di profondità e di significato.
La capacità di incantare poeti, artisti e viaggiatori del Grand Tour, un tempo tratto distintivo di Capri, rischia di essere soppiantata da un turismo di massa, superficiale e disincantato, che ne compromette l’identità e il futuro.
La sfida è ora preservare la memoria, coltivare le radici e riscoprire il valore di una Capri autentica, capace di resistere alla mercificazione e di trasmettere alle future generazioni un patrimonio di bellezza e di umanità.

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