Epatocarcinoma in Campania: tra metabolismo e nuove terapie

## Epatocarcinoma in Campania: tra sfide metaboliche e terapie innovativeL’epatocarcinoma, o tumore del fegato, rappresenta una sfida sanitaria particolarmente significativa in Campania, regione che storicamente ha sofferto di una prevalenza elevata dovuta alla diffusione delle epatiti B e C non diagnosticate e non curate.
Sebbene la vaccinazione contro l’epatite B e le terapie antivirali abbiano drasticamente ridotto l’impatto di queste infezioni, nuove problematiche si stanno delineando.
L’aumento dell’obesità, del diabete e della sindrome metabolica, fattori spesso associati a steatosi epatica (accumulo di grasso nel fegato), sta progressivamente assumendo un ruolo preponderante nello sviluppo di epatocarcinoma, creando un nuovo scenario di rischio per la popolazione.
Un importante congresso scientifico, tenutosi al Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli, ha focalizzato l’attenzione su questi aspetti cruciali, riunendo i principali esperti italiani del settore.

L’evento ha offerto un aggiornamento multidisciplinare sulle più recenti innovazioni nella diagnosi e nel trattamento del tumore del fegato, con particolare enfasi sulla prevenzione, la diagnosi precoce e l’adozione di approcci terapeutici sempre più personalizzati.

La professoressa Filomena Morisco, gastroenterologa all’Università Federico II, e il professor Marcello Persico, internista all’Università di Salerno, hanno curato l’organizzazione del congresso, sottolineando come la complessità delle neoplasie del distretto epatobiliare richieda una gestione integrata e una profonda comprensione dei fattori di rischio sottostanti.
La persistente incidenza di epatocarcinoma in Campania, pur in diminuzione grazie alla prevenzione, riflette la necessità di un impegno costante nella gestione delle malattie metaboliche e nella sorveglianza delle popolazioni a rischio.

La gestione ottimale del paziente oncologico con patologia epatica è intrinsecamente legata alla valutazione del danno epatico preesistente.
Spesso, si tratta di pazienti già affetti da cirrosi, condizione che influenza profondamente le opzioni terapeutiche e il loro esito.
Il trattamento non può quindi limitarsi alla sola malattia neoplastica, ma deve tenere conto della funzionalità e della riserva epatica, richiedendo un approccio altamente personalizzato.
Il ventaglio di opzioni terapeutiche per l’epatocarcinoma si è notevolmente ampliato negli ultimi anni.

Dalla chirurgia, alle terapie loco-regionali, al trapianto, fino alla terapia sistemica, un ampio spettro di interventi è disponibile.
La recente introduzione di numerosi farmaci, tra cui gli inibitori delle tirosin-chinasi (TKI), gli anticorpi monoclonali e le combinazioni immunoterapiche, ha reso il panorama terapeutico estremamente complesso.

L’approccio terapeutico si basa oggi su una precisa gerarchia, in cui le diverse opzioni sono ordinate in base al loro impatto sulla sopravvivenza.
Per garantire la migliore cura possibile, la gestione del paziente oncologico deve essere affidata a un gruppo multidisciplinare, composto da epatologi, chirurghi, radiologi e oncologi.

Questo approccio integrato, come previsto dalla rete oncologica campana, garantisce l’individuazione del trattamento più appropriato, l’accesso a strutture di eccellenza e l’implementazione di percorsi diagnostico-terapeutici ottimali.
La ricerca di queste sinergiche collaborazioni è cruciale per migliorare significativamente la prognosi e la qualità di vita dei pazienti.

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