Evasione fiscale: Campania controcorrente, introiti comunali in calo.

L’efficacia delle politiche di contrasto all’evasione fiscale e la loro ripartizione territoriale in Italia rivelano un quadro complesso e in evoluzione, con la Campania che si colloca in una posizione peculiare.
Un’analisi recente del Centro Studi Enti Locali mette in luce un generale arretramento negli introiti derivanti dal recupero dell’evasione fiscale destinati ai Comuni, con un minimo storico di poco più di 2,5 milioni di euro nel 2024, in netto calo rispetto ai 11,4 milioni del 2018.

Questo declino riflette una crescente difficoltà per lo Stato di incentivare la collaborazione locale nella lotta all’evasione, un aspetto cruciale per ampliare la base imponibile e finanziare servizi pubblici essenziali.

La Campania, pur risultando tra le regioni con minori introiti (7.306 euro complessivi distribuiti su otto Comuni), presenta una dinamica anomala rispetto alla tendenza nazionale.

Mentre la Lombardia, la Liguria e l’Emilia Romagna guidano la classifica con somme significativamente superiori, la Campania registra un aumento sia nel numero di Comuni coinvolti (da uno nel 2021 a otto nel 2024) sia nell’ammontare assegnato per Comune.

Questa crescita, pur contenuta, suggerisce un tentativo di stimolare l’impegno locale, anche se i risultati globali rimangono limitati.
L’andamento regionale è in parte mascherato da una storia di fluttuazioni significative negli anni passati: dal picco del 2018, la diminuzione progressiva degli introiti dimostra una crescente difficoltà di mantenere alto l’interesse dei Comuni nel processo di segnalazione e recupero.
L’analisi evidenzia, inoltre, come la crescita nel 2024, sebbene positiva, non compensi la perdita complessiva di risorse.

Il sistema di incentivazione, che attualmente prevede la restituzione ai Comuni del 50% delle maggiori somme riscosse grazie alle loro segnalazioni, è ora oggetto di revisione governativa.

Si discute apertamente la possibilità di una transizione verso un modello in cui gli enti locali possano trattenere l’intero ammontare delle somme recuperate.

Questa opzione, se adottata, potrebbe rappresentare un forte incentivo per i Comuni ad intensificare le attività di controllo e segnalazione, trasferendo una maggiore responsabilità nella lotta all’evasione fiscale a livello locale.

Il meccanismo, nato nel 2000 con una quota del 30% e variato nel corso degli anni fino al 100% tra il 2012 e il 2021, ha sempre rappresentato un tentativo di bilanciare le esigenze del governo centrale con la necessità di responsabilizzare gli enti locali.
Il ritorno al 50% nel 2022 ha segnato una fase di riflessione, che ora potrebbe portare a una radicale riforma del sistema di incentivazione, con implicazioni significative per la ripartizione delle risorse e la governance fiscale a livello nazionale.

L’efficacia di tale riforma dipenderà dalla capacità di incentivare attivamente la collaborazione locale e di garantire una equa distribuzione dei benefici derivanti dalla lotta all’evasione.

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