L’incendio che ha devastato l’impianto di stoccaggio rifiuti “Campania Energia” a Teano (Caserta) si è concluso dopo due settimane di un’operazione complessa e impegnativa, che ha mobilitato risorse significative e sollevato preoccupazioni ambientali diffuse.
L’evento, divampato il 16 agosto, ha sprigionato un’enorme quantità di fumo tossico, impattando non solo la qualità dell’aria nella comunità locale, ma anche compromettendo potenzialmente la salute delle colture agricole circostanti, con ripercussioni a lungo termine sull’economia regionale.
La portata del disastro è stata amplificata dalla natura dei materiali coinvolti: decine di tonnellate di rifiuti plastici, altamente infiammabili e propensi a rilasciare sostanze pericolose durante la combustione.
L’estinzione del rogo si è rivelata particolarmente difficoltosa non solo per l’intensità delle fiamme, ma anche per la persistenza di “fumarole”, ovvero emissioni di gas inquinanti che si sono sprigionate dai cumuli di rifiuti carbonizzati, spesso sepolti sotto strati di detriti.
Queste emissioni hanno prolungato l’intervento dei Vigili del Fuoco, che hanno lavorato incessantemente a staffetta, giorno e notte, per garantire la completa bonifica dell’area.
Per affrontare l’emergenza, sono state convocate risorse specializzate da diversi Comandi provinciali, tra cui Napoli, Avellino, Benevento e Salerno, con l’impiego di autobotti, mezzi cingolati e un’autocisterna di notevole capacità proveniente da Latina.
L’utilizzo di robot a controllo remoto ha permesso l’intervento in zone particolarmente pericolose, mentre il personale del Nucleo NBCR (Nucleare, Batteriologico, Chimico, Radiologico) ha eseguito misurazioni accurate per monitorare la presenza di agenti tossici nell’atmosfera.
Le analisi condotte dall’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) hanno rilevato la presenza di concentrazioni elevate di diossine, furani e policlorobifenili (PCB), sostanze persistenti e bioaccumulabili, potenzialmente dannose per la salute umana e l’ambiente.
Il monitoraggio continuo, attraverso una rete di campionatori posizionati a diverse distanze dal sito dell’incendio, ha evidenziato che, nonostante i progressi nell’estinzione, i livelli di inquinanti rimangono significativamente superiori ai valori di riferimento scientificamente stabiliti (0,15 pg/Nm3 I-TEQ).
L’ARPAC attribuisce questa persistenza a una combinazione di fattori, tra cui le fasi operative di spegnimento e le condizioni meteorologiche variabili.
La situazione continua a richiedere un’attenta gestione e un piano di bonifica a lungo termine per mitigare gli impatti ambientali e sanitari.
I valori rilevati nel centro urbano di Teano, per fortuna, sono rimasti al di sotto dei limiti di quantificazione, ma la necessità di un monitoraggio costante e di interventi mirati rimane cruciale per proteggere la comunità e ripristinare la qualità ambientale del territorio.
L’episodio solleva inoltre interrogativi urgenti sulla sicurezza degli impianti di stoccaggio rifiuti e sulla necessità di rafforzare i controlli e le misure di prevenzione per evitare future catastrofi ambientali.