L’inchiesta in corso presso la Corte dei Conti della Campania solleva interrogativi di notevole gravità sulla gestione delle risorse umane all’interno dell’Asl Napoli 1 Centro, in particolare nel presidio ospedaliero Loreto Mare.
Un danno patrimoniale quantificato in oltre un milione di euro è contestato a ben ottantadue dipendenti, a cui sono stati notificati inviti a dedurre da parte della Procura della Corte dei Conti, guidata dai magistrati Davide Vitale e Mauro Senatore, sotto la direzione del procuratore regionale Antonio Giuseppone.
L’operazione, condotta con il supporto dei Carabinieri del Nas di Napoli, coordinati dal Colonnello Alessandro Cisternino, evidenzia una potenziale inefficienza strutturale e un sospetto sistema di abusi.
Le indagini militari hanno rivelato una presunta prassi diffusa e reiterata di falsa attestazione della presenza sul posto di lavoro, suggerendo una carenza di controlli interni e un potenziale collusione.
L’accusa di “furbizia” nell’utilizzo dei sistemi di rilevazione presenze non è nuova: un precedente procedimento penale, avviato nel settembre del 2017, aveva già gettato luce su dinamiche simili all’interno del Loreto Mare, ma l’attuale inchiesta, con l’entità del danno contestato e il numero di persone coinvolte, ne amplifica l’impatto e la portata.
Questo caso non si limita a una questione di presunte irregolarità individuali.
Solleva interrogativi più ampi relativi alla governance delle strutture sanitarie pubbliche, all’efficacia dei sistemi di controllo delle presenze e alla responsabilità dei dirigenti chiamati a garantire l’utilizzo corretto delle risorse finanziarie.
Il danno economico, se confermato, incide direttamente sulla capacità dell’Asl di fornire servizi sanitari alla collettività, sottraendo risorse che avrebbero dovuto essere destinate a personale, attrezzature e ricerca.
L’inchiesta apre ora una fase cruciale, con la necessità di accertare i fatti, identificare eventuali responsabilità a carico dei dipendenti coinvolti e, soprattutto, analizzare le cause profonde che hanno permesso il protrarsi di una situazione potenzialmente lesiva dell’interesse pubblico.
La vicenda rappresenta un campanello d’allarme che invita a una riflessione più ampia sulla necessità di rafforzare i controlli, promuovere una cultura della trasparenza e della legalità all’interno delle istituzioni sanitarie e assicurare una gestione efficiente e responsabile delle risorse pubbliche.
La vicenda, inoltre, pone l’attenzione sulla complessità della tutela del patrimonio pubblico e sulla necessità di una vigilanza costante e capillare da parte degli organi di controllo.