Pizza Unesco: l’arte napoletana tra formazione e boom globale

L’inclusione dell’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO nel 2017 ha innescato un’onda di trasformazioni complesse e significative, ben documentate dallo studio interdisciplinare “Impatto economico dei riconoscimenti Unesco” condotto dalla Cattedra UNESCO dell’Università Unitelma Sapienza di Roma, sotto la direzione del professor Pier Luigi Petrillo.

L’analisi, che abbraccia un arco temporale di otto anni, rivela non solo un incremento quantitativo di attività correlate, ma anche una profonda evoluzione nel modo in cui questa tradizione culinaria viene percepita, trasmessa e valorizzata a livello globale.

Il dato più evidente è l’esplosione dei corsi professionali per pizzaiuoli.

Da una base di 64 corsi nel 2017, la cifra è salita a 246 nel 2025, rappresentando un aumento del 284% nel periodo considerato.

Questo picco non è stato uniforme; la crescita è stata inizialmente contenuta, per poi accelerare esponenzialmente a partire dal quarto anno successivo al riconoscimento UNESCO.
Questo fenomeno non è semplicemente una risposta alla crescente popolarità della pizza napoletana, ma riflette anche un cambiamento più profondo: la professionalizzazione di una pratica culinaria che, tradizionalmente, veniva trasmessa oralmente all’interno delle famiglie e delle botteghe.

L’analisi rivela una significativa polarizzazione geografica nell’offerta formativa.
Mentre in Italia il numero di scuole accreditate è rimasto statico a soli 2 istituti, all’estero si è assistito a una crescita esponenziale, passando da 5 a 26 scuole.
Questo dato riflette non solo l’interesse globale per la pizza napoletana, ma anche la capacità delle associazioni promotrici – Associazione Pizzaiuoli Napoletani e Verace Pizza Napoletana – di creare una rete internazionale di formazione e standardizzazione.
L’aumento medio annuo del 24% delle scuole all’estero, con un boom del 133% nel 2021, suggerisce un mercato in forte espansione e un desiderio di autenticità da parte di appassionati e aspiranti pizzaiuoli in tutto il mondo.
Questa proliferazione di scuole professionali ha conseguenze importanti.
In primo luogo, contribuisce alla standardizzazione della tecnica, garantendo che i pizzaioli formati seguano le linee guida e i canoni stabiliti dall’UNESCO e dalle associazioni promotrici.

In secondo luogo, crea un’industria della formazione legata alla pizza napoletana, con un impatto economico significativo per le scuole, gli istruttori e le comunità locali.
Infine, rafforza l’immagine della pizza napoletana come prodotto di eccellenza e come portatore di valori culturali e gastronomici unici.
L’effetto del riconoscimento UNESCO non si limita alla formazione.
L’attenzione mediatica globale ha incrementato il valore del brand “pizza napoletana”, stimolando l’apertura di ristoranti e pizzerie in tutto il mondo, spesso con un’attenzione particolare alla qualità degli ingredienti e alla ricerca dell’autenticità.
Il fenomeno evidenzia come un riconoscimento immateriale possa avere un impatto tangibile sull’economia e sulla cultura, trasformando una tradizione locale in un’attrazione globale e creando nuove opportunità per le generazioni future di pizzaioli napoletani.

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