La vicenda, emersa in seguito a una denuncia presentata alla Procura di Napoli, dipinge un quadro inquietante di sfruttamento emotivo e presunta estorsione perpetrata attraverso i social media.
Al centro del caso vi è una donna che si presentava come sensitiva, capace di mediare tra il mondo dei vivi e quello dei defunti attraverso dirette online.
Queste performance, apparentemente innocue, si sono rivelate, secondo le accuse, il preludio a una complessa truffa che ha colpito diverse persone, verosimilmente vittime di vulnerabilità emotive e del desiderio di comunicare con i propri cari scomparsi.
L’indagine ha portato alla luce un modus operandi particolarmente subdolo.
Inizialmente, le dirette, create per generare un senso di fiducia e appartenenza, servivano a creare un bacino di potenziali vittime.
Successivamente, una volta consolidato questo rapporto, i presunti collaboratori della sensitiva, in particolare un ex moderatore, avrebbero iniziato a richiedere ingenti somme di denaro attraverso un gruppo WhatsApp.
La richiesta più recente, che ha innescato la denuncia, riguardava la somma di cinquemila euro, presentata come necessaria per salvare la vita a un moderatore calabrese, presumibilmente gravato da un debito con individui pericolosi.
La drammaticità della situazione, con minacce di morte esplicite, mirava a manipolare le emozioni delle vittime e a spingerle a versare i soldi richiesti.
Tuttavia, quando una delle persone coinvolte, manifestando un legittimo dubbio, ha chiesto ulteriori chiarimenti sulla vicenda, l’individuo che aveva formulato la richiesta ha prontamente ritrattato, negando l’intera situazione.
Questa repentina inversione di rotta, però, non è sfuggita all’attenzione di qualcuno, che ha provveduto a conservare una prova tangibile dell’accaduto attraverso degli screenshot.
La denuncia alla Procura di Napoli mira a fare luce su questa specifica richiesta di denaro, ma anche a svelare la probabile esistenza di una rete più ampia di individui coinvolti in una truffa premeditata, sfruttando la sofferenza delle persone e la loro predisposizione a credere in fenomeni paranormali.
L’ipotesi è che l’episodio non sia un evento isolato, ma parte di una strategia consolidata volta a estorcere denaro alle vittime, instillando paura e creando un senso di urgenza che ne offusca il giudizio critico.
L’inchiesta è ora focalizzata sull’accertamento delle responsabilità e sulla ricostruzione della dinamica degli eventi, con l’obiettivo di proteggere potenziali vittime e contrastare questo tipo di sfruttamento emotivo.

