Sentenza storica: un milione di euro ai familiari di S.M. per amianto

La recente sentenza del Tribunale di Nola, che impone a Nuova Sacelit srl e Italcementi spa un risarcimento di oltre un milione di euro ai familiari di S.

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, rappresenta un capitolo significativo nella cronaca giudiziaria italiana e nella lotta per la giustizia nei casi di malattie professionali correlate all’amianto.
La decisione, resa pubblica dall’Osservatorio Nazionale Amianto, sancisce la responsabilità delle due aziende per la violazione dei doveri inderogabili in materia di sicurezza sul lavoro, collegando direttamente l’esito fatale del mesotelioma pleurico contratto da S.
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all’esposizione prolungata alle fibre di amianto all’interno dello stabilimento Sacelit di Volla.
Il caso di S.

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incarna una tragica realtà: un percorso lavorativo ventennale (1974-1992), svolto come elettricista, che ha lasciato un’eredità di sofferenza e morte.

La sentenza non si limita a quantificare un danno economico, ma mira a risarcire un vuoto incolmabile, un lutto amplificato dall’ingiustizia di una malattia evitabile.

Il mesotelioma pleurico, una forma tumorale aggressiva e quasi esclusivamente legata all’esposizione all’amianto, testimonia la natura insidiosa di un materiale che, pur bandito da anni, continua a mietere vittime a causa della sua persistenza in ambienti lavorativi pregressi.

L’affermazione di responsabilità da parte del giudice non è solo un atto di tutela dei diritti dei familiari, ma un monito rivolto a tutte le aziende che, in passato, hanno operato senza adeguare le misure di prevenzione e protezione dei lavoratori.
La sentenza sottolinea l’importanza cruciale della due diligence nei confronti dei rischi connessi all’amianto, anche quando si tratta di situazioni preesistenti alla normativa vigente.
Come sottolinea l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari, questo pronunciamento è più di una mera decisione legale; è un atto di giustizia tardiva, ma non per questo meno significativo.
Essa restituisce dignità alla memoria di S.

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e offre un barlume di speranza per le famiglie che si trovano ad affrontare simili drammi.
La battaglia per l’eliminazione dell’amianto e per il risarcimento delle vittime è ancora lunga e complessa, ma sentenze come questa rafforzano la consapevolezza che la verità e la giustizia, seppur a distanza di anni, possono emergere.

È imperativo che questa decisione incoraggi ulteriori indagini, riveda le pratiche di sicurezza aziendale e promuova una maggiore trasparenza nella gestione dei rischi legati all’amianto, al fine di prevenire nuove tragedie e garantire un futuro più sicuro per tutti i lavoratori.

Il caso di S.

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deve essere un punto di svolta, un catalizzatore per un impegno ancora più forte nella tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

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