La situazione di Pomigliano d’Arco rappresenta un campanello d’allarme per l’intero tessuto industriale automobilistico italiano, evidenziando una crisi strutturale che si protrae nel tempo.
Le preoccupazioni espresse dal segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma, non riguardano un episodio isolato, ma riflettono un rischio concreto per la tenuta occupazionale e la competitività del settore.
L’attuale congiuntura, caratterizzata da una crescente incertezza nei mercati globali e da una transizione accelerata verso forme di mobilità alternative, richiede interventi mirati e strategie di lungo termine.
La mera richiesta di un incontro con la Presidente del Consiglio, pur legittima, si rivela insufficiente se non accompagnata da una visione chiara e da un piano di azione concreto.
L’assegnazione di nuovi modelli produttivi all’impianto di Pomigliano si configura come una condizione imprescindibile per il rilancio dello stabilimento e, più ampiamente, dell’intera filiera.
Non si tratta di una soluzione temporanea, ma di un investimento strategico che deve mirare a garantire un futuro sostenibile e competitivo.
L’impatto di una crisi industriale a Pomigliano si estende ben oltre i confini dello stabilimento Stellantis.
La rete di aziende fornitrici, i servizi collegati, l’indotto locale e regionale, sono tutti coinvolti in un delicato equilibrio che rischia di essere compromesso.
Il declino di uno stabilimento chiave come quello campano avrebbe conseguenze domino su un intero ecosistema produttivo, con ripercussioni sociali ed economiche significative.
È necessario un approccio olistico che coinvolga attivamente tutte le parti sociali, le istituzioni locali e nazionali, e gli attori del settore.
Questo implica non solo investimenti diretti nell’innovazione tecnologica e nella formazione del personale, ma anche la creazione di un contesto favorevole all’attrattività degli investimenti esteri e alla nascita di nuove opportunità di business.
Il futuro dell’automotive italiano non può essere relegato a una gestione emergenziale.
Richiede una visione a lungo termine, una programmazione strategica e un impegno condiviso per la tutela del patrimonio industriale e della dignità dei lavoratori.
La sfida è complessa, ma non insormontabile, a patto di agire con determinazione e lungimiranza.
La ripresa di Pomigliano può rappresentare un segnale di speranza e un punto di partenza per una nuova stagione di crescita e sviluppo per l’intero settore automobilistico del nostro Paese.







