Vasco Rossi, il ritorno del Blasco politico: “La musica è contro la guerra”

“Vado al massimo, vado a gonfie vele” canta Vasco Rossi alla data zero del suo tour estivo. E non poteva scegliere brano migliore per restituire la fotografia più fedele della sua storia. A 74 anni, con quasi mezzo secolo di carriera alle spalle, il rocker di Zocca continua a correre alla propria velocità, ignorando mode, classifiche e febbre da algoritmi. Lo ha dimostrato ancora una volta allo Stadio Romeo Neri di Rimini, dove è andata in scena la tradizionale data zero del Vasco Live 2026, il primo assaggio di un tour destinato ad attraversare l’Italia per tutto il mese di giugno. Dopo il soundcheck riservato agli iscritti del Blasco Fan Club, la prova generale ufficiale dello spettacolo andata in scena la sera precedente, il bilancio del weekend riminese parla di un totale circa 50mila spettatori. A confermarlo è Roberto De Luca, presidente e amministratore delegato di Live Nation Italia. Alla quinta edizione consecutiva tra il 2022 e il 2026 dei Vasco Live, i numeri certificano ancora una volta la sua potenza, con oltre tre milioni di biglietti venduti. Ma se c’è un filo rosso che attraversa questo nuovo tour è quello della riflessione sul presente. Un tema che Vasco affronta con il linguaggio che gli appartiene da sempre: quello delle canzoni. “Questo sarà un concerto molto provocatorio, molto ironico, con una grande ironia feroce, per sdrammatizzare un po’ e anche esorcizzare questo momento storico e buio, nel quale violenza, odio e paura sono all’ordine del giorno”, premette il rocker incontrando i giornalisti poche ore prima dello show. Il punto di partenza è racchiuso già nel disco del 1979 'Non siamo mica gli americani', dal quale pesca diversi brani del set. Un richiamo al suo secondo album, che oggi assume una nuova attualità. “Siamo cresciuti pensando di essere un po’ anche noi americani, invece no. Noi siamo italiani, non possiamo stare a sparare in giro, invece loro possono sparare agli indiani. Non è questione di essere quello più forte o più prepotente ma è stato un errore pensare di esserlo stati”. Un ragionamento che Vasco allarga alla storia e alla cultura del dopoguerra: “Gli anni Ottanta erano gli anni in cui tutti giravamo e pensavamo di esserlo, con i jeans e quella roba lì. Ma non solo gli anni Ottanta: anche gli anni Cinquanta e Sessanta. Noi siamo cresciuti con la cultura americana che ci ha impregnato di tutto, dal rock ai musical, dalla Coca-Cola a Madonna. Ci siamo bruscamente risvegliati da questo sogno del dopoguerra e abbiamo visto che noi non siamo mica americani. Quindi benissimo: siamo italiani”. Nessun discorso troppo schierato dal palco. Vasco ribadisce di non sentire il bisogno di trasformare il concerto in una tribuna politica. “Le mie canzoni parlano da sole” assicura. Ed è proprio attraverso il repertorio che prende forma il racconto del Vasco Live 2026. Una scaletta costruita come un viaggio negli anni Ottanta, pensata per chi conosce a memoria ogni piega della sua discografia. “È una scaletta per i buongustai di Vasco Rossi, quelli che conoscono tutto sin dall’inizio – dice lui – Ci sono canzoni che non si sentivano da tanto tempo e altre che addirittura non erano mai state fatte. Tutto questo per portare un po’ di gioia, perché noi artisti portiamo un po’ di gioia”. Il viaggio comincia con una raffica di brani che hanno costruito il mito del Blasco. Da ‘Vado al massimo’, assente dal vivo da tantissimi anni e riproposta in una versione punk e più tirata, passando per ‘Ormai è tardi’, 'Alibi' e 'Sono ancora in coma'. Su ‘Fegato, fegato spappolato’ il Kom non le manda a dire: "Il potere è una droga e tutti quelli del governo sono dei drogati" mentre l’entusiasmo del pubblico cresce con il ritorno di rarità assolute come ‘Bolle di sapone’, ‘Domani sì adesso no’, ‘Tango della gelosia’ e soprattutto ‘Una nuova canzone per lei’, eseguita dal vivo per la prima volta dal 1985. Una vera immersione negli album che tra il 1979 e il 1989 hanno definito l’identità artistica di Vasco: da ‘Non siamo mica gli americani’ a ‘Colpa d’Alfredo’, passando per ‘Vado al massimo’, ‘Cosa succede in città’, ‘C’è chi dice no’ e ‘Liberi… Liberi’. Dischi che raccontano un Paese in trasformazione attraverso personaggi fragili, ironici, disillusi e profondamente umani. Nella seconda parte dello show il racconto si sposta al presente. Ad aprire il segmento più introspettivo è ‘Marea’, eseguita dal vivo per la prima volta, seguita da ‘Siamo soli’ e ‘Se ti potessi dire’ Poi arriva il cuore politico del concerto. Un ponte ideale tra gli anni Ottanta e l’oggi è ‘Per quello che ho da fare) Faccio il militare’, brano antimilitarista che introduce ‘Gli spari sopra’ e ‘C’è chi dice no’, formando uno dei passaggi più significativi dello spettacolo.  
La riflessione sulla guerra emerge anche nelle parole pronunciate da Vasco prima del concerto. “La musica è contro la guerra e se c’è musica non c’è guerra. La musica, l’arte e la poesia sono chiaramente contro la guerra, soprattutto contro queste guerre moderne”. In un tempo segnato da tensioni e divisioni, ciò che oggi lo scandalizza davvero è altro: “L’amore, la musica e il fatto di trovarsi insieme, uniti, a provare della scandalosa e sana felicità collettiva” confessa. E a chi gli chiede un commento sulle recenti dichiarazioni del collega Francesco De Gregori riguardo agli appelli politici dal palco, Vasco risponde senza polemiche: “Rispetto De Gregori e il suo pensiero, anche perché ognuno fa quello che sente secondo la propria coscienza. Lui ogni tanto ha delle opinioni molto personali, rispettabilissime. Non dice cose sbagliate, è un modo di vedere le cose provocatorio dal suo punto di vista. Non mi sono meravigliato per niente, perché lui è fatto così. Lui è un poeta, non è un politico, non fa discorsi per ottenere consenso. Di quelli ne abbiamo già abbastanza”. Il concerto torna nel vivo con ‘Stupendo’, ‘Rewind’ e ‘Un mondo migliore’, prima dell’ultima sequenza. 'La noia', assente da anni, apre la strada a 'Sally', 'Siamo solo noi', 'Vita spericolata' nella rara versione piano e voce e 'Canzone' eseguita integralmente. A chiudere, come da tradizione, è 'Albachiara', che da decenni accompagna l’uscita di scena del Blasco. Sul palco insieme a lui una formazione consolidata, composta da Vince Pastano, Stef Burns, Antonello D’Urso, Andrea Torresani, Alberto Rocchetti, Donald Renda, Andrea Ferrario, Tiziano Bianchi, Roberto Solimando e Roberta Montanari. Nel finale, anche una sorpresa: l’ingresso dello storico bassista Claudio Golinelli, ‘il Gallo’, accolto dall’abbraccio del pubblico del Romeo Neri. Dopo Rimini il tour proseguirà a Ferrara, Olbia, Bari, Ancona e Udine. Intanto, la data zero parla da sola. Vasco Rossi continua non soltanto a inanellare record su record ma a mantenere intatta la capacità di raccontare il presente attraverso le sue canzoni. E anche mentre guarda con ironia alla possibilità che Ultimo possa superare a Tor Vergata il primato dei 225mila di Modena Park -“Il mio record deve ancora essere infranto: Modena Park è stato il più leggendario concerto del rock mondiale” – il Blasco resta fedele alla sua natura. Continuando, ostinatamente, ad andare al massimo. (
di Federica Mochi

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