Etna: Simulazioni rivelano nuova dinamica eruttiva nel 2026

La persistente attività eruttiva dell’Etna, innescatasi il 24 dicembre, ha assunto nel 2026 una configurazione peculiare, delineata da recenti simulazioni dell’Osservatorio Etneo e supportata dall’analisi dei dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
Un evento cruciale è rappresentato dall’apertura di una fessura eruttiva situata a circa 2.100 metri di altitudine, ai margini della Valle del Bove, immediatamente a monte del Monte Simone e alla base della sua parete nord.
Questa apertura, apparentemente modesta, ha introdotto una nuova dinamica nell’eruzione, caratterizzata da un tasso effusivo contenuto e da una debole attività esplosiva.
Il flusso lavico, originato da questa fessura, si sta propagando all’interno della Valle del Bove, una depressione vulcanica vasta e prevalentemente priva di vegetazione, la cui geomorfologia è profondamente segnata da precedenti eventi eruttivi.

La stabilità di questo percorso è strettamente legata alla costanza del tasso effusivo, come evidenziato dalle modellizzazioni INGV: qualora questo rimanesse stabile, la colata dovrebbe rimanere confinata all’interno della Valle, evitando un’espansione verso aree più popolate.

Al momento dell’aggiornamento, i dati satellitari e le osservazioni dall’Osservatorio Etneo indicano una lunghezza massima del campo lavico di circa 2.8 chilometri, con il fronte più avanzato localizzato a una quota di 1.420 metri, a est del promontorio di Rocca Musarra.

Questa localizzazione è significativa, in quanto riflette l’influenza del rilievo locale sulla direzione del flusso.
Parallelamente all’attività di fessura, il Cratere Voragine manifesta un’attività Stromboliana di bassa intensità, con emissioni sporadiche di cenere.
Tale attività, sebbene meno spettacolare rispetto al flusso lavico, contribuisce al complesso quadro dell’eruzione e al rilascio di gas vulcanici nell’atmosfera.

La configurazione attuale dell’eruzione, con l’apertura di una nuova fessura eruttiva e il conseguente percorso lavico all’interno della Valle del Bove, rappresenta un esempio di come i sistemi vulcanici possano evolvere in modo inaspettato.

La continua sorveglianza e le avanzate modellizzazioni INGV sono essenziali per comprendere a fondo questi processi e per mitigare i potenziali rischi associati all’attività vulcanica.

Le simulazioni, in particolare, permettono di analizzare scenari futuri e di valutare la probabilità di un’espansione del flusso lavico al di fuori della Valle, tenendo conto di variabili come la velocità di effusione, la topografia locale e la resistenza dei materiali attraversati.

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