A trent’anni dalla sua tragica scomparsa, il ricordo di Giuseppe Di Matteo non si configura semplicemente come un atto di pietà filiale o un dovere commemorativo, ma si erge a monito severo e a punto di svolta nella coscienza civile.
La sua giovane vita, spezzata brutalmente a San Giuseppe Jato, rappresenta un abisso di depravazione morale, un confine invalicabile che la mafia ha audacemente oltrepassato, perpetrando un atto di inaudita ferocia.
Il rapimento, la prigionia, la tortura e infine l’assassinio di un bambino innocente, trasformato in strumento di ricatto contro lo Stato, testimoniano la perversione di un potere criminale capace di ridurre l’individuo a mero oggetto, privo di dignità e di futuro.
Oggi, in questo Giardino della Memoria, dove la sua memoria è scolpita nel silenzio e nel dolore, il nostro omaggio non può limitarsi a un semplice rituale.
Deve invece alimentare un’analisi profonda delle cause che hanno reso possibile una simile atrocità.
Giuseppe non è una vittima occasionale, un elemento sacrificabile in una strategia criminale.
È il volto più doloroso di una mafia che percepisce la libertà, la verità e la legalità come minacce esistenziali.
La sua scomparsa incarna la paura di un’organizzazione che si nutre dell’omertà, dell’intimidazione e della corruzione, e che vede nella collaborazione con la giustizia un atto di tradimento inaccettabile.
La memoria di Giuseppe ci impone un impegno che va ben oltre la commemorazione annuale.
Richiede un’azione quotidiana, concreta e multiforme.
Innanzitutto, la tutela dei diritti dei soggetti più vulnerabili, coloro che vivono ai margini della società e che sono più esposti alla violenza e allo sfruttamento.
In secondo luogo, l’educazione alla legalità nelle nuove generazioni, fornendo loro gli strumenti per riconoscere e contrastare la criminalità organizzata.
E, infine, il sostegno a coloro che, con coraggio e determinazione, scelgono di rompere il muro del silenzio e di collaborare con la giustizia, offrendo la propria testimonianza in nome della verità.
La Città Metropolitana di Palermo, in questo percorso di riscatto morale e civile, si impegna a essere un baluardo di legalità, un punto di riferimento per chi lotta contro la mafia e per chi crede in un futuro di giustizia e di libertà.
Significa sostenere chi denuncia, chi resiste, chi non si lascia intimidire.
Significa promuovere la cultura della legalità e l’educazione alla cittadinanza attiva, affinché la memoria di Giuseppe Di Matteo non sia mai dimenticata e possa illuminare il cammino verso un futuro libero dalla morsa della criminalità organizzata, affinché quella tragica vicenda non si ripeta, e perché la sua giovane vita, strappata così brutalmente, possa, paradossalmente, aver contribuito a costruire un mondo più giusto e più umano.






