Oratorio contro condomini: la giustizia tra gioco e quiete abitativa

Il contrasto tra il diritto al gioco e la tutela della quiete abitativa si materializza a Palermo in una complessa vicenda giudiziaria che coinvolge i condomini di un edificio in via Filippo Parlatore e la parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù.
La disputa, innescata nel 2015, culmina con una sentenza che condanna la parrocchia al pagamento di 45.000 euro a titolo di risarcimento, evidenziando le difficoltà di conciliare esigenze sociali e diritti individuali in un contesto urbano.
L’origine del conflitto risiede nelle attività ludiche promosse all’oratorio parrocchiale, che, secondo i residenti del civico 42, generano un disturbo significativo, protratto per molte ore al giorno e amplificato nei fine settimana, arrivando a persistere fino a tarda notte.
Questo scenario ha portato i condomini a ricorrere alle vie legali, sollecitando un intervento del giudice Filippo Lo Presti.
Un primo tentativo di risoluzione bonaria, avvenuto nell’aprile precedente la sentenza definitiva, con un’offerta di risarcimento di 5.000 euro da parte della parrocchia, si rivelò infruttuoso.
Successivamente, nel 2019, il tribunale intervenne emanando un’ordinanza che imponeva limitazioni precise: orari definiti per le attività ricreative (non oltre le 20:00), l’uso consentito di un solo pallone di una specifica marca (Supersantos) e la sospensione dei giochi durante il mese di agosto.

L’ordinanza prevedeva, inoltre, l’installazione di barriere fonoassorbenti per mitigare l’impatto acustico, misura che tuttavia si è dimostrata insufficiente a risolvere il problema.

La complessità della vicenda emerge dall’ampio ventaglio di prove presentate dai condomini.

Oltre alla testimonianza diretta del disturbo, sono state prodotte fatture di sedute di psicoterapia e prescrizioni di farmaci antidepressivi, elementi che testimoniano il danno non patrimoniale subito dai residenti, ovvero il disagio psicofisico causato dalla persistente situazione di disturbo.
La parrocchia, dal canto suo, ha sostenuto la fondamentale importanza della funzione sociale del gioco e delle attività ricreative per la comunità, ribadendo il diritto dei bambini a esprimere la propria socialità in spazi pubblici.

Tuttavia, la sentenza di novembre riconosce sia il danno patrimoniale – quantificato nella riduzione del valore degli immobili e nella necessità di sostituire gli infissi – sia il danno non patrimoniale, legando la responsabilità della parrocchia al disagio comprovato dai condomini.

Il caso solleva interrogativi cruciali sul ruolo della giustizia nella mediazione tra interessi contrastanti, sull’importanza di trovare un equilibrio tra il diritto al gioco e la tutela della qualità della vita nei contesti urbani densamente popolati, e sulla necessità di promuovere soluzioni alternative alla contenziosità, che possano favorire la coesione sociale e il dialogo costruttivo tra le diverse componenti della comunità.

La vicenda, al di là dell’esito economico, rappresenta un campanello d’allarme per riflettere su come ripensare gli spazi pubblici e le modalità di fruizione collettiva, al fine di garantire il benessere di tutti i cittadini.

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