Rifiuti ferrosi, racket e arresti: il Nisseno sotto inchiesta

L’inchiesta, avviata a partire dal 2022 e culminata in recenti provvedimenti restrittivi, getta luce su un intricato sistema di pratiche illecite legate alla gestione dei rifiuti ferrosi nel Nisseno, con ramificazioni estese a Catania e Licata.
L’attenzione investigativa si è concentrata inizialmente sull’area compresa tra Gela e Niscemi, focalizzandosi su un sito di raccolta materiali ferrosi di proprietà di Gaetano Barone, il quale è stato disposto agli arresti domiciliari e vede il proprio sito sottoposto a sequestro preventivo.

L’operazione, condotta congiuntamente dai militari della Guardia di Finanza e dai magistrati della DDA nissena, ha ricostruito una fitta rete di irregolarità e potenziali reati ambientali.
L’analisi approfondita ha rivelato come diverse imprese, operanti nel settore della raccolta e del trattamento di rifiuti speciali, abbiano presumibilmente eluso normative cruciali, agendo in assenza di autorizzazioni adeguate o in palese contrasto con i permessi in essere.
Non solo: si sospetta la movimentazione e lo stoccaggio di materiali non conformi, aprendo scenari di grave rischio per la salute pubblica e l’ambiente.

Le indagini iniziali, spinte da elementi suggestivi, avevano fatto ipotizzare il coinvolgimento diretto di organizzazioni criminali, con particolare riferimento a quelle riconducibili alla famiglia gelese degli Alfieri.
Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari (GIP) di Caltanissetta, esaminando attentamente gli elementi raccolti, non ha ritenuto di poter contestare l’associazione di tipo mafioso, evidenziando la necessità di prove più stringenti per corroborare tale ipotesi.
Parallelamente all’arresto di Barone e agli arresti domiciliari di Nunzio Alfieri, titolare di una ditta fornitrice di materiali ferrosi al sito di Barone, sono state imposte a diciotto indagati una serie di misure cautelari meno afflittive, tra cui obblighi di presentazione alle forze dell’ordine, divieti di dimora e, soprattutto, l’interdizione dall’esercizio di qualsiasi attività imprenditoriale nel settore della gestione dei rifiuti, un vincolo che mira a prevenire ulteriori irregolarità.

Altre ventisette persone, esaminate nel corso delle indagini, non sono risultate assoggettabili a provvedimenti cautelari a causa della mancanza di elementi che ne dimostrassero la potenziale responsabilità penale.
L’indagine, che ha coinvolto un numero complessivo di quarantasette persone, tra titolari e dipendenti di imprese attive nella raccolta di materiale ferroso, solleva interrogativi significativi sull’efficacia dei controlli e sulla trasparenza delle procedure nel settore della gestione dei rifiuti.

Gaetano Barone, oltre ai reati ambientali, è accusato anche di tentata estorsione, ampliando ulteriormente la gravità delle accuse e suggerendo la presenza di dinamiche di pressione e intimidazione all’interno del sistema.
L’operazione rappresenta un passo importante nella lotta alla criminalità ambientale e pone le basi per un’analisi più approfondita delle dinamiche che caratterizzano il settore della gestione dei rifiuti ferrosi in Sicilia.

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