Truffa All Inclusive: 27 indagati per frode pensioni invalidi

L’inchiesta “All Inclusive” ha portato alla luce un’operazione fraudolenta di vaste proporzioni, con la Procura di Caltagirone che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 27 individui sospettati di aver orchestrato un sistema volto a eludere le normative e sottrarre risorse allo Stato e agli enti previdenziali.

L’indagine, protrattasi tra il 2020 e il 2022, ha svelato un mercato nero di certificazioni mediche, un vero e proprio “business” basato sulla falsificazione di diagnosi e sulla manipolazione del sistema di invalidità civile.
L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri con l’ausilio di complesse tecniche di intercettazione, pedinamenti e scrupolosi esami documentali, ha permesso di ricostruire l’architettura di questa rete criminale.

Il cuore dell’operazione risiede nella predisposizione, dietro compenso economico, di certificati medici adulterati.
Questi documenti attestavano l’esistenza di patologie inesistenti o esagerate, utilizzate per ottenere riconoscimenti di pensioni di invalidità e altri benefici assistenziali.
Tra gli indagati emergono figure chiave: quattro medici dipendenti dell’Asp di Catania, provenienti da diverse specializzazioni (neurologia, fisiatria presso l’ospedale Gravina e Santo Pietro, psichiatria nel dipartimento salute mentale), un commercialista, un avvocato e un sedicente legale.

I compensi per l’emissione di un certificato falsificato oscillavano tra i 2 e i 4 mila euro, una somma che veniva distribuita a tutti gli anelli della catena.

Il commercialista di Scordia e il falso avvocato di Caltagirone hanno assunto il ruolo di intermediari, fungendo da ponte tra i richiedenti e i medici specialisti.
Il loro operato non si limitava alla semplice intermediazione; includeva la gestione della documentazione, la predisposizione di informazioni fuorvianti, la retrodatazione dei certificati e, soprattutto, l’assistenza nella presentazione delle domande all’Inps.

Questa assistenza comprendeva anche una preparazione mirata del richiedente, volta a simulare i sintomi della patologia, e una partecipazione diretta alle visite collegiali.
In caso di rigetto dell’istanza, il falso avvocato si offriva anche di fornire assistenza legale presso il Tribunale di Caltagirone, consolidando ulteriormente il pacchetto di servizi offerto.

L’inchiesta ha accertato che almeno 19 persone si sono avvalse di questo sistema per ottenere benefici ingiustificati.

La gravità del caso risiede non solo nella frode economica, ma anche nella compromissione del sistema previdenziale, che dovrebbe garantire un sostegno a chi ne ha realmente bisogno.

L’operazione “All Inclusive” evidenzia una profonda crisi di etica professionale e un’emergenza di illegalità che richiede un intervento urgente e una revisione dei controlli per prevenire il ripetersi di simili truffe.

La complessità dell’organizzazione criminale, con la presenza di figure professionali di spicco, sottolinea la necessità di una riflessione più ampia sulla responsabilità individuale e collettiva nella tutela della legalità e dell’integrità del sistema assistenziale.

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