La recente mostra “Fausto Pirandello.
La magia del quotidiano”, ospitata dall’Accademia nazionale di San Luca a Roma e successivamente itinerante ad Agrigento, offre un’occasione preziosa per riscoprire la figura di un artista spesso eclissato dall’ombra del padre, il celebre drammaturgo Luigi Pirandello.
Lungi dall’essere una mera appendice alla fama paterna, Fausto Pirandello si configura come un interprete originale e profondo della realtà del suo tempo, un osservatore acuto capace di cogliere l’essenza cruda e misteriosa della condizione umana.
Trenta capolavori pittorici e un significativo numero di opere su carta, frutto di tutte le fasi espressive dell’artista, compongono il corpus espositivo, curato da Fabio Benzi e Flavia Matitti.
L’itinerario proposto non è una cronologia lineare, ma un’esplorazione delle molteplici sfaccettature della sua poetica, che si snoda dagli esordi, segnati da un realismo intenso, al periodo parigino, caratterizzato da un’apertura a nuove influenze, fino agli anni del Dopoguerra, dove la sua pittura assume toni ancora più introspettivi e malinconici.
L’associazione con il Mart di Rovereto, l’ultima mostra romana risalente al 2010, sottolinea l’importanza di questo evento come recupero e valorizzazione di un patrimonio artistico troppo a lungo trascurato.
La curatela ha saputo creare un dialogo tra le opere, mettendo in luce la costante ricerca di un linguaggio che potesse tradurre la complessità del reale.
Le tele e i pastelli esposti, prediletti dall’artista per la loro capacità di restituire immediatezza e intensità espressiva, rivelano un universo di figure silenziose e solitarie, immerse in ambientazioni quotidiane che, pur nella loro apparente semplicità, celano un profondo senso di inquietudine e mistero.
L’attenzione ai dettagli, la resa accurata delle luci e delle ombre, la composizione spesso asimmetrica contribuiscono a creare un’atmosfera carica di tensione emotiva.
Alcuni critici hanno individuato, nel realismo crudo e nella capacità di cogliere l’aspetto più intimo e vulnerabile dei soggetti, echi dell’impietosa oggettività di Lucian Freud, suggerendo un parallelismo che invita a riflettere sulle diverse modalità di rappresentazione della realtà nel panorama artistico del Novecento.
La mostra, realizzata in collaborazione con l’associazione Fausto Pirandello e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, si conclude ad Agrigento, nella suggestiva cornice di Villa Aurea, in un omaggio alle radici familiari dell’artista e un invito a riscoprire le sue opere in un contesto che ne amplifica il significato simbolico.
L’itinerario espositivo non è solo un percorso attraverso l’arte di Fausto Pirandello, ma un viaggio alla ricerca di un’identità complessa e affascinante, capace di dialogare con il presente e di illuminare gli angoli più oscuri dell’animo umano.







