La recente performance economica della Sicilia, e le strategie di governo che l’hanno sostenuta, meritano un’analisi approfondita e una valutazione distaccata dai meri apprezzamenti di parte.
I dati relativi al 2025, che mostrano un incremento del Prodotto Interno Lordo siciliano triplicato rispetto alla media nazionale, costituiscono un segnale inequivocabile di un potenziale inespresso che, finalmente, sembra emergere.
Questa crescita non si traduce solamente in un aumento del PIL, ma si riflette in un significativo miglioramento del mercato del lavoro e in una più efficiente allocazione delle risorse regionali.
È innegabile che l’azione amministrativa del Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, abbia contribuito a questo scenario positivo.
Tuttavia, attribuire unicamente i risultati ottenuti a un’ipotetica “buona amministrazione” rischia di semplificare eccessivamente un quadro complesso.
La crescita economica è il prodotto di molteplici fattori, tra cui politiche strategiche preesistenti, dinamiche globali, e iniziative private che, pur operando in un contesto regionale, possono avere impatti significativi.
La “rimessa in ordine dei conti” a cui si fa riferimento rappresenta un elemento cruciale, ma non può essere considerata una conquista isolata.
La sostenibilità finanziaria di una regione come la Sicilia, storicamente afflitta da criticità strutturali, richiede un impegno costante e un approccio olistico che includa la razionalizzazione della spesa pubblica, l’ottimizzazione della riscossione delle imposte, e la promozione di investimenti produttivi.
La necessità di superare le “beghe interne” tra partiti e consiglieri regionali, sottolineata da Lorenzo Cesa, assume un significato particolare nel contesto siciliano.
L’instabilità politica e le divisioni ideologiche hanno spesso compromesso l’efficacia delle politiche pubbliche e frenato lo sviluppo economico.
Un clima di collaborazione e un’attenzione condivisa al bene comune rappresentano prerequisiti essenziali per affrontare le sfide future.
L’eredità di Don Luigi Sturzo, figura emblematica del pensiero politico siciliano e fondatore del Partito Popolare Italiano, offre spunti di riflessione preziosi per interpretare l’attuale situazione.
Sturzo, con la sua visione di una società democratica e inclusiva, ha sempre promosso il dialogo tra le diverse componenti della società e la ricerca di soluzioni condivise.
In definitiva, il riscontro positivo che la Sicilia mostra nel 2025 non deve essere percepito come una soluzione definitiva, ma come un punto di partenza per un percorso di crescita sostenibile e duratura.
Richiede un impegno continuo da parte di tutte le componenti della società siciliana, una visione strategica a lungo termine, e una capacità di superare le divisioni ideologiche per perseguire il bene comune.
L’auspicio è che l’azione del Presidente Schifani, e il contributo di figure come Lorenzo Cesa, possano contribuire a concretizzare questo ambizioso obiettivo.








