Chiesa aperta: Zuppi tra accoglienza, fede e confronto.

L’auspicabile apertura della Chiesa, un tema costantemente riaffermato dal cardinale Matteo Zuppi, si configura oggi come un imperativo pastorale, un’evoluzione imprescindibile per rispondere alle esigenze spirituali di un mondo in profonda trasformazione.
Le parrocchie, in particolare, devono trascendere la loro tradizionale funzione di luoghi di culto, aspirando a incarnare la pubblica piazza, uno spazio di accoglienza senza barriere, dove ogni individuo, indipendentemente dal percorso personale o dalla forma di ricerca divina intrapresa, possa trovare rifugio e risposte.
Questa accoglienza non implica una sottomissione a tendenze o ideologie, bensì una disponibilità radicale all’incontro, al dialogo e alla comprensione delle storie che plasmano la fede di ciascuno.
La metafora della fontana, luogo di ristoro per gli assetati, suggerisce una generosità che non si limita a conoscere, ma che si estende a chiunque cerchi la verità.

L’apertura non deve tradursi in una rinuncia ai principi fondamentali, ma piuttosto in un’applicazione creativa e attenta al contesto delle indicazioni evangeliche.
La “maternità” della Chiesa, intesa come cura e protezione, e la “comunione”, fondata sulla condivisione di valori e speranze, devono rappresentare il solido terreno su cui si sviluppa questa apertura.

La diversità, lungi da essere una minaccia, è un’opportunità per arricchire la comprensione della fede e per testimoniare l’amore di Dio che abbraccia ogni creatura.
La pluralità delle aggregazioni all’interno della Chiesa italiana testimonia questa vitalità intrinseca, un mosaico di esperienze e sensibilità che, se armoniosamente integrate, possono rafforzare l’identità comunitaria.

Parallelamente a questo impegno verso l’apertura, il cardinale Zuppi ha posto l’attenzione su una questione cruciale: la gravità degli abusi che hanno ferito profondamente il corpo ecclesiale.

Il riconoscimento del cammino intrapreso e delle sfide ancora aperte denota una consapevolezza lucida e coraggiosa.
L’assenza di paura nell’affrontare questo tema, pur in presenza di zone d’ombra e resistenze, è un segno di profonda responsabilità.

La priorità è rinsaldare la fiducia dei fedeli, rafforzando il rispetto per ogni persona e, soprattutto, accogliere e ascoltare le voci delle vittime, garantendo la tutela della loro dignità.
Questo processo di purificazione e rinnovamento non è un compito occasionale, ma un impegno costante e imprescindibile per il futuro della Chiesa, un cammino penitenziale che richiede umiltà, trasparenza e un continuo spirito di miglioramento.
La guarigione delle ferite passate è un atto di amore verso le vittime e una condizione necessaria per la costruzione di una Chiesa più giusta, accogliente e sincera nel suo annuncio del Vangelo.

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