La luce filtrata attraverso il nuovo rosone romanico, innalzato sulla facciata dell’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci, incarna molto più di un mero atto di ricostruzione: è un simbolo tangibile di resilienza, memoria e continuità culturale in una valle segnata dalla devastazione sismica.
L’opera, frutto di un paziente e meticoloso restauro, ha visto la ricomposizione di frammenti originari, accuratamente selezionati tra le macerie, risanati e reintegrati con tecniche conservative per preservare l’autenticità del manufatto.
La cerimonia di ricollocamento, officiata dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, ha rappresentato una tappa significativa nel complesso e ambizioso progetto di recupero dell’abbazia, un patrimonio storico-artistico di inestimabile valore.
Le parole dell’arcivescovo, intrise di profonda spiritualità, hanno sottolineato come la ricostruzione fisica si intrecci indissolubilmente con la ricostruzione delle relazioni sociali, dell’identità e della fiducia nella comunità, luoghi come Sant’Eutizio fungendo da catalizzatori per questo processo di rinascita.
Oltre alle autorità ecclesiastiche, alla cerimonia erano presenti rappresentanti delle istituzioni locali, tra cui il parroco don Dieudonnè Mutombw Tshibang, l’emerito don Luciano Avenati, la sovrintendente Francesca Valentini, tecnici, progettisti e il consigliere comunale Nicolas Giordani, in sostituzione del sindaco Massimo Messi.
Il sindaco, pur assente, ha espresso la sua gratitudine alla Diocesi, al commissario Castelli, alla Regione e alla Soprintendenza per il loro costante supporto.
La restaurazione del rosone non è solo un risultato tecnico, ma un atto di profonda responsabilità culturale.
Come ha evidenziato la sovrintendente Valentini, il suo ritorno simboleggia la collaborazione sinergica tra enti pubblici, imprese specializzate e restauratori, impegnati nel rispetto dei principi della conservazione del patrimonio.
L’intervento si configura come un esempio virtuoso di come la competenza tecnica possa coniugarsi con la sensibilità artistica per restituire alla comunità un’opera d’arte di straordinaria bellezza.
Gianluca Fagotti, dell’Ufficio speciale ricostruzione, ha fornito una panoramica complessiva del progetto abbaziale, un’impresa monumentale che coinvolge non solo la chiesa, ma anche il monastero, il campanile e la stessa rupe su cui sorge, con un investimento complessivo di 22,5 milioni di euro.
I progettisti, guidati da Capaldini, hanno definito il ricollocamento del rosone come un primo, incoraggiante successo, mentre l’architetto Falcini, a nome delle imprese esecutrici, ha sottolineato l’armonia del lavoro e l’impegno straordinario delle maestranze.
Il restauro ha richiesto una complessa sequenza di operazioni: pulitura accurata, catalogazione dettagliata dei frammenti, consolidamento strutturale, unione dei pezzi originali, integrazione delle parti mancanti con materiali compatibili e assemblaggio finale in laboratorio.
Il posizionamento definitivo sulla facciata conclude questa prima fase, ma i lavori di recupero dell’intera abbazia proseguono a ritmo sostenuto, con particolare attenzione al monastero e alla ricostruzione del campanile, elemento architettonico cruciale per il profilo dell’abbazia.
L’operazione si presenta come un’ode alla perseveranza umana e alla forza della memoria, un faro di speranza che illumina il futuro della Valle Castoriana.

