La questione delle autonomie scolastiche in Umbria si configura come un nodo cruciale nel delicato rapporto tra Stato e regioni, manifestando una profonda divergenza interpretativa sull’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e sulla sua incidenza sul sistema educativo locale.
La Presidente della Regione, Stefania Proietti, ha sollevato un campanello d’allarme con riferimento alle ulteriori due autonomie scolastiche richieste dal Ministero dell’Istruzione, in aggiunta alle già numerose riduzioni implementate.
Questo processo di riduzione, che complessivamente ha visto la soppressione di cinque autonomie – ereditate dalla precedente giunta e ampliate nel corso dell’anno – contrasta nettamente con le aspettative e le richieste dell’Umbria.
A differenza di tutte le altre regioni, che vedono redistribuite le autonomie in base a una logica di riequilibrio, l’Umbria si trova in una situazione di totale azzeramento, una disparità che la Presidente Proietti definisce “non possibile”.
L’appello a un riconteggio dei dati reali, pertanto, non è solo una richiesta di trasparenza, ma un tentativo di evidenziare un’anomalia che rischia di compromettere la continuità didattica e l’efficacia del sistema scolastico locale.
Le conseguenze di queste riduzioni si traducono in una contrazione del personale docente e amministrativo – circa 87 unità solo considerando le cinque autonomie soppresse – e in una diminuzione dei trasferimenti di fondi statali destinati all’istruzione nella fascia 0-6 anni.
Un’autonomia scolastica soppressa, infatti, implica la perdita di figure chiave come il dirigente e il direttore amministrativo, spianando la strada all’annessione dell’istituto ad un altro, una procedura che, pur garantita dal Governo, genera incertezza e potenziali disservizi.
La Presidente Proietti sottolinea come questa riorganizzazione, presentata come adempimento del PNRR, rappresenti una distorsione rispetto alle intenzioni originali.
L’Umbria aveva proposto un modello alternativo, basato sull’efficientamento dell’organizzazione scolastica senza la soppressione delle autonomie, un’alternativa che, purtroppo, non è stata accolta.
A testimonianza di questa profonda incomprensione, è pendente un ricorso presentato al Presidente della Repubblica, un atto formale che esprime la ferma opposizione della regione a questo approccio considerato distruttivo.
L’auspicio, ora, è che si possano trovare soluzioni di composizione, evitando una gestione autoritaria e imposta dall’alto.
In attesa del decreto di commissariamento, la Regione Umbria ribadisce la sua disponibilità al dialogo e alla ricerca di un compromesso che tenga conto delle specificità del territorio e delle esigenze del sistema educativo locale, preservando, al contempo, il diritto alla differenziazione e all’autonomia gestionale.
Il futuro del sistema scolastico umbro, in definitiva, è appeso a una bilancia delicata, in cui la ricerca di un’efficienza reale non deve sacrificare la qualità dell’istruzione e la coesione sociale.








