La ridefinizione dei criteri per l’identificazione dei Comuni montani sta generando un profondo turbamento in Anci Umbria, un campanello d’allarme che risuona in tutta la regione e che riflette una preoccupazione diffusa a livello nazionale.
La revisione prospettata rischia di compromettere in modo significativo la sostenibilità di numerosi enti locali, attualmente beneficiari di un complesso sistema di incentivi economici, fiscali e sociali, elementi imprescindibili per compensare le criticità strutturali e infrastrutturali che caratterizzano queste aree.
L’Umbria, con i suoi 69 Comuni attualmente classificati come montani su un totale di 92, incarna in pieno la fragilità di un territorio che, pur nella sua bellezza e nel suo valore intrinseco, lotta quotidianamente contro lo spopolamento, la carenza di servizi essenziali e le disuguaglianze socio-economiche.
La revisione in atto, guidata da una Commissione tecnica incaricata di definire i nuovi parametri, sembra orientarsi verso un approccio eccessivamente rigido, focalizzato quasi esclusivamente su variabili altimetriche e di pendenza.
Questo approccio, se confermato, comporterebbe una drastica riduzione del numero di Comuni qualificabili come montani, con conseguenze devastanti per le aree interne del Paese.
La morfologia umbra, infatti, è caratterizzata da una complessità orografica molto più articolata di quanto possa essere efficacemente rappresentato da semplici dati altimetrici.
Ridurre la “montanità” a una questione di altitudine significa ignorare la realtà socio-economica e ambientale di intere comunità, spesso isolate e con esigenze specifiche che richiedono interventi mirati.
L’attuale Legge Montagna, nata proprio per rispondere a queste necessità, rischia di essere sminuita, svuotata del suo significato più profondo.
L’appello lanciato da Federico Gori, presidente di Anci Umbria, e Giampiero Fugnanesi, coordinatore della Consulta per le politiche della montagna, al presidente nazionale Anci, Gaetano Manfredi, e all’assessora regionale Simona Meloni, esprime la necessità urgente di un ripensamento radicale di questa impostazione.
La lettera sottolinea come una definizione restrittiva di “montanità” non solo comprometterebbe l’accesso a risorse cruciali come il Fondo per la montagna e gli altri strumenti di sostegno previsti, ma anche aggraverebbe le disparità esistenti tra i territori.
È imperativo, quindi, avviare un dialogo costruttivo e condiviso con le Anci regionali e i delegati nazionali, al fine di elaborare una posizione unitaria che tenga conto delle reali esigenze dei territori montani.
Questo confronto non deve essere una semplice formalità, ma un vero e proprio processo partecipativo che coinvolga attivamente i Comuni, le comunità locali e gli esperti del settore.
La speranza è che si possa costruire un coordinamento nazionale che offra un sostegno concreto alle preoccupazioni dei Comuni montani, promuovendo una visione più ampia e inclusiva della “montanità” e garantendo un futuro sostenibile per queste aree vitali del nostro Paese.
Anci Umbria si rende disponibile a contribuire attivamente a questo processo, offrendo la propria esperienza e competenza per costruire un modello di sviluppo montano che sia equo, efficace e realmente rappresentativo delle esigenze dei territori.

