Rielaborazione Critica sull’Implementazione del Progetto di Vita in Umbria: Oltre le Risorse Finanziarie, un Cambiamento SistemicoLe recenti dichiarazioni riguardanti la programmazione delle risorse destinate alle persone con disabilità in Umbria sollevano interrogativi urgenti sull’effettiva realizzazione del Progetto di Vita.
L’apparente confusione riscontrata tra operatori e famiglie evidenzia una lacuna profonda, suggerendo che l’impegno annunciato non si traduca in azioni concrete e in un cambiamento radicale nell’approccio al benessere e all’inclusione.
Il Progetto di Vita, pilastro fondamentale del Decreto Legislativo 62/2024 e precedentemente delineato dall’articolo 14 della Legge 328/2000, trascende la mera allocazione di risorse economiche.
Rappresenta una profonda rivoluzione nel paradigma assistenziale, un passaggio da un modello paternalistico a uno centrato sulla persona.
Questa transizione implica l’adozione di una visione olistica che considera i desideri, le aspirazioni e gli obiettivi individuali, strutturando attorno ad essi un sistema di supporto integrato che comprenda ambiti sanitari, sociali, educativi, lavorativi, abitativi e relazionali.
L’incremento di finanziamenti, pur auspicabile, risulta insufficiente se non accompagnato da una ristrutturazione completa delle pratiche e delle metodologie operative.
Un approccio emergenziale e di facciata, pur attraente politicamente, rischia di perpetuare un sistema frammentato e inefficace.
L’effettiva attuazione del Progetto di Vita richiede un abbandono definitivo della logica dei bandi e dei contributi a pioggia, a favore di percorsi personalizzati e co-creati.
Questi percorsi devono essere duraturi, capaci di garantire il diritto all’autodeterminazione e di promuovere la vita indipendente, un diritto inalienabile sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
La vita indipendente non è un mero investimento finanziario, ma l’affermazione del diritto di scegliere dove e con chi vivere, lavorare, studiare, amare e partecipare attivamente alla società.
È positivo l’impegno regionale nell’incrementare le risorse, anche grazie alle opportunità offerte dai fondi europei, ora più accessibili.
Tuttavia, un aumento delle risorse senza una contestuale trasformazione del metodo rischia di essere un investimento inefficace.
Il fulcro della riforma risiede nella co-programmazione e co-progettazione, un processo che non può limitarsi a una mera consultazione, ma deve coinvolgere attivamente istituzioni, famiglie, associazioni, terzo settore e, soprattutto, le persone con disabilità.
L’assenza di un sistema integrato, la carenza di équipe multidisciplinari formate e la scarsa partecipazione consapevole delle persone con disabilità rischiano di mantenere vive le disuguaglianze e di alimentare un senso di esclusione e discriminazione.
Il vero obiettivo non è intercettare fondi, ma tradurre i principi della riforma in azioni concrete, garantendo a ciascuna persona con disabilità la possibilità di costruire e vivere il proprio progetto di vita, qui e ora, in Umbria.
A pochi giorni dall’anniversario della Carta di Solfagnano, un documento fondamentale che ha posto le basi per questa riforma, è imperativo verificare se i principi fondanti siano stati veramente compresi e implementati, o se si continui a navigare per mare aperto con false promesse e superficiali interventi.
La costruzione di un futuro inclusivo e sostenibile per le persone con disabilità richiede un impegno costante, trasparenza e una visione condivisa, che metta al centro la persona e la sua aspirazione a una vita piena e significativa.

