L’avvio di un percorso legislativo volto a regolamentare l’accesso al suicidio medicalmente assistito in Umbria rappresenta un passo significativo nel panorama dei diritti individuali e della gestione della sofferenza.
L’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea Legislativa Regionale ha formalmente riconosciuto l’ammissibilità del progetto di legge di iniziativa popolare, un risultato ottenuto grazie all’impegno civico di 4.801 cittadini umbri che hanno sostenuto la proposta promossa dall’Associazione Luca Coscioni.
Questo atto segna l’inizio di un iter parlamentare che vedrà il progetto discusso in commissione consiliare, con la possibilità per i promotori di presentare le loro argomentazioni e fornire elementi di supporto tecnico-scientifico.
La decisione di ammissibilità si inserisce in un quadro nazionale più ampio, alimentato dalla campagna “Liberi Subito”, promossa dalla stessa Associazione Luca Coscioni, con l’obiettivo di garantire uniformità e certezza dei tempi e delle procedure in tutto il territorio nazionale.
L’Umbria si aggiunge a Toscana e Sardegna, regioni che hanno già approvato una legislazione simile, dimostrando una crescente sensibilità verso il tema della dignità in extremis e del diritto alla scelta individuale in presenza di condizioni cliniche irreversibili e sofferenze intollerabili.
La genesi di questo percorso legislativo affonda le radici in una storia di battaglie legali e di profonda umanità.
Il pensiero va a Laura Santi, figura cardine in questo impegno, e al marito Stefano Massoli, che hanno continuato a portare avanti la sua visione.
La sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale, nel caso Cappato/Antoniani, ha gettato le basi giuridiche per il riconoscimento del diritto a ricevere assistenza per il suicidio in circostanze ben definite, aprendo una breccia nel sistema precedente e sollevando un dibattito etico e sociale complesso.
È fondamentale sottolineare che la presente iniziativa non intende creare nuovi diritti, bensì definire i tempi e le modalità per l’esercizio di un diritto già sancito dalla giurisprudenza costituzionale.
L’obiettivo primario è evitare che persone affette da patologie terminali e condizioni di sofferenza insopportabile siano costrette a vivere nell’incertezza, nell’attesa di una risposta che tarda ad arrivare, come tristemente vissuto dalla stessa Laura Santi, costretta ad attendere oltre due anni per poter esercitare il suo diritto.
La competenza in materia di assistenza sanitaria è inequivocabilmente regionale, e l’ammissibilità del progetto di legge da parte dell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea Legislativa Regionale rappresenta un segnale di apertura e di sensibilità verso le esigenze dei cittadini.
L’attesa ora è quella dell’avvio dei lavori in commissione, con la speranza che la discussione porti a una legislazione chiara, efficace e rispettosa della dignità umana, in grado di garantire l’accesso a un percorso assistenziale compassionevole e personalizzato per coloro che ne hanno bisogno.
Questo percorso legislativo è un atto di civiltà, un impegno a non abbandonare chi soffre e a riconoscere il diritto di ogni individuo di scegliere come affrontare i momenti più difficili della vita.

