Sabato prossimo, un ampio fronte politico, rappresentato dai leader delle forze che compongono il cosiddetto “campo largo”, darà ufficialmente il via a una campagna di sensibilizzazione volta a contrastare l’esito del referendum costituzionale.
L’iniziativa è promossa dal Comitato Società Civile, un’associazione che ha raccolto consensi e firme a sostegno del “No” alla riforma che prevede la separazione delle carriere dei magistrati inquirenti (pubblici ministeri) e dei giudici.
La decisione di questo intervento programmatico, comunicata dalle stesse parti politiche coinvolte, si inserisce in un contesto di acceso dibattito pubblico.
La riforma costituzionale, oggetto del referendum, introduce una modifica significativa nell’organizzazione della magistratura, tradizionalmente caratterizzata da una carriera unica per giudici e pubblici ministeri.
Il provvedimento mira, secondo i sostenitori, a garantire maggiore autonomia e specializzazione delle funzioni di accusa, migliorando l’efficienza del sistema giudiziario e rafforzando la lotta alla corruzione.
Tuttavia, le opposizioni, e il Comitato Società Civile che ne è portavoce, sollevano preoccupazioni di natura giuridica, politica e costituzionale.
Tra le critiche più rilevanti, si evidenzia il rischio di una compromissione dell’indipendenza della magistratura, dovuta alla possibile ingerenza del potere esecutivo nella nomina e nella carriera dei pubblici ministeri.
Si teme, inoltre, una frammentazione del sistema giudiziario e una difficoltà nell’assicurare una difesa equilibrata dei diritti coinvolti nei processi.
Il Comitato Società Civile, nel suo manifesto, argomenta che la riforma rischia di alterare i principi fondamentali dello Stato di diritto, erodendo la garanzia di imparzialità che deve contraddistinguere l’esercizio della giustizia.
Si sottolinea, inoltre, l’importanza di preservare la figura del magistrato “giudice-pubblico ministero”, garante di un approccio equilibrato e completo nell’amministrazione della giustizia.
La campagna di sensibilizzazione, dunque, mira a informare i cittadini, illustrando le implicazioni della riforma e promuovendo una riflessione critica sul suo impatto sul sistema giudiziario e sulla democrazia italiana.
L’intervento dei leader politici del campo largo si pone come segnale di una mobilitazione ampia e coordinata, volta a contrastare la riforma e a sostenere un modello di giustizia indipendente e imparziale.
Si attendono ora ulteriori sviluppi e l’avvio di un dibattito pubblico più approfondito, in vista del voto referendario.





