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Landini sfida il sistema: Sorteggiamo i politici!

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Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha acceso i riflettori sulla campagna referendaria con un intervento che trascende la semplice presa di posizione, configurandosi come una critica radicale al sistema politico italiano.
Durante un comizio a Napoli, Landini ha abbandonato la retorica convenzionale, lanciando una provocazione che mira a scuotere le coscienze e a mettere in discussione le fondamenta stesse del potere decisionale.

La sua domanda retorica – “Perché non sorteggiamo i parlamentari? Perché non sorteggiamo i sindaci?” – non è un mero sfogo, ma l’espressione di una profonda sfiducia nei confronti della classe politica e del suo distacco dalla realtà cittadina.

L’idea del sorteggio, proposta in maniera così diretta e inattesa, suggerisce un modello alternativo di rappresentanza, in cui la competenza tecnica e l’esperienza non sarebbero i criteri esclusivi, ma si affiancherebbero alla partecipazione diretta e alla casualità, elementi che potrebbero, almeno in teoria, mitigare gli effetti della corruzione e dell’autoreferenzialità.
La polemica di Landini non si limita alla critica della separazione delle carriere giudiziarie, ma la colloca all’interno di una cornice più ampia.

Il referendum, a suo dire, è strumentalizzato, privo di una reale pertinenza con i temi della riforma della giustizia e motivato da una logica politica prettamente opportunistica.

L’accusa più pesante, espressa con un linguaggio diretto e incisivo, è quella di sottovalutazione del corpo elettorale, di considerarlo un insieme passivo e facilmente manipolabile.

L’uso della parola “coglioni” – pur suscitando reazioni contrastanti – mira a interrompere la consueta narrazione, a scuotere il sistema di comunicazione tra governanti e governati, a denunciare la tendenza a trattare i cittadini come ignoranti.
L’intervento di Landini, dunque, non si limita a una presa di posizione referendaria, ma si configura come una denuncia più ampia, un invito a ripensare il modello di democrazia rappresentativa, a promuovere forme di partecipazione più diretta e a contrastare la distanza tra chi governa e chi è governato.
La sua proposta, anche se radicale e controversa, solleva interrogativi cruciali sul ruolo dei cittadini, sulla legittimità del potere politico e sulla necessità di un profondo rinnovamento della classe dirigente.
Il referendum, in questo contesto, diventa un’occasione per riflettere su questi temi e per chiedere un cambiamento radicale nel modo in cui il potere viene esercitato.

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