La Basilicata si trova ad affrontare una crisi idrica di inedita gravità, un evento che rischia di compromettere non solo l’approvvigionamento di risorse vitali per i cittadini, ma anche il delicato equilibrio socio-economico di un territorio fortemente legato al turismo culturale.
Le restrizioni sull’uso dell’acqua, inclusa quella potabile, proposte da Acquedotto Lucano a causa del drammatico calo dei livelli degli invasi, sollevano preoccupazioni che vanno oltre l’emergenza contingente, puntando dritto al futuro di Matera, capitale europea e motore trainante dell’economia regionale.
Come sottolineato da esponenti delle associazioni imprenditoriali, è imperativo evitare che misure di contenimento, pur necessarie, si traducano in un danno irreparabile all’immagine e alla vitalità economica della città.
Matera, con il suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico riconosciuto a livello globale, rappresenta un brand imprescindibile per la Basilicata, un fattore di attrazione turistica che sostiene un’intera filiera produttiva, dall’agricoltura all’artigianato, dall’ospitalità alla ristorazione.
La sfida attuale non è semplicemente quella di risparmiare acqua, ma di ripensare radicalmente il nostro approccio alla gestione di questa risorsa strategica.
Un approccio che tenga conto delle peculiarità territoriali, delle diverse vocazioni produttive e dell’impatto delle decisioni sulle comunità locali.
Un modello basato sulla sostenibilità, sull’innovazione tecnologica e sulla partecipazione attiva di tutti gli stakeholder.
È necessario, pertanto, superare logiche di ripiego e approcci emergenziali, orientandosi verso una visione strategica a lungo termine.
Questo implica la creazione di un tavolo tecnico permanente, che coinvolga non solo la Regione Basilicata e Acquedotto Lucano, ma anche le organizzazioni imprenditoriali, il Comune di Matera, le associazioni di categoria e, in misura ancora più significativa, i rappresentanti della società civile, gli esperti del settore idrico e i ricercatori universitari.
Tale tavolo dovrebbe avere il compito di elaborare un piano di gestione integrata delle risorse idriche, basato su dati precisi, analisi approfondite e proiezioni future.
Un piano che comprenda interventi di efficientamento idrico nelle reti di distribuzione, la promozione di pratiche agricole sostenibili, lo sviluppo di fonti alternative di approvvigionamento, come la desalinizzazione o il riutilizzo delle acque reflue, e la sensibilizzazione dei cittadini sull’importanza di un uso responsabile dell’acqua.
È fondamentale evitare la frammentazione territoriale e la competizione tra i diversi bacini idrografici, promuovendo invece la solidarietà e la collaborazione.
L’acqua è un bene comune, un diritto inalienabile di ogni cittadino e un fattore cruciale per lo sviluppo sostenibile del territorio.
La sua gestione deve essere improntata a criteri di equità, efficienza e trasparenza, garantendo l’accesso a questa risorsa vitale per tutti, senza compromettere la tutela dell’ambiente e la prosperità delle generazioni future.
Solo attraverso un approccio integrato e partecipativo sarà possibile trasformare questa crisi in un’opportunità per costruire un futuro più resiliente e sostenibile per la Basilicata.

