L’ordinanza del Tribunale di Matera del 17 dicembre scorso, che ha bloccato l’interruzione di terapie logopediche cruciali per un minore, assume un significato giuridico e sociale di profonda rilevanza, come giustamente evidenziato dall’associazione Famiglia Futura.
Il provvedimento non si limita a tutelare un singolo caso, ma riafferma il principio cardine del diritto alla salute, un diritto costituzionalmente garantito e non un mero concetto astratto.
La vicenda lucana, al di là della specifica ordinanza, svela criticità sistematiche nella gestione delle risorse sanitarie regionali.
L’associazione denuncia una carenza di trasparenza nella definizione dei bisogni e una conseguente inefficienza nell’allocazione delle risorse, con ripercussioni dirette su un numero considerevole di minori – circa 130 – in attesa di interventi riabilitativi inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Questa situazione configura, di fatto, una forma di discriminazione nei confronti dei soggetti più vulnerabili.
Il Tribunale, con la sua decisione, ha cristallizzato un principio fondamentale: una volta avviato un percorso terapeutico, la sua interruzione non può essere giustificata da ostacoli di natura organizzativa o finanziaria.
La continuità delle cure rappresenta un elemento imprescindibile per garantire il benessere e lo sviluppo armonioso del minore.
L’interruzione improvvisa di terapie in età evolutiva, come sottolinea l’ordinanza, comporta danni psicofisici e relazionali di estrema gravità, spesso irreversibili.
Non è ammissibile, pertanto, invocare difficoltà economiche o gestionali come scusa per eludere la responsabilità di erogare le prestazioni sanitarie.
L’azienda sanitaria è tenuta a dimostrare l’effettiva impossibilità di fornire il servizio, onere che, nel caso concreto, non è stato assolto.
L’ordinanza del Tribunale di Matera deve fungere da campanello d’allarme per le istituzioni sanitarie e politiche, sollecitandole a rafforzare l’effettività dei LEA, a garantire la continuità assistenziale e a promuovere una programmazione trasparente e partecipata.
Un sistema sanitario efficiente, trasparente e sottoposto a verifica pubblica non solo protegge i diritti dei cittadini, ma contribuisce anche a prevenire sprechi e a ridurre il ricorso a contenziosi legali, alleggerendo il peso economico e sociale sull’intera comunità.
L’associazione Famiglia Futura ha inoltre sollevato una questione cruciale riguardante la distribuzione dei fondi destinati alle cure riabilitative per malati gravi.
L’assegnazione selettiva di risorse aggiuntive, provenienti dalla Regione, esclusivamente ai presidi di Grassano e Policoro, escludendo quelli di Bernalda e Matera, evidenzia una disomogeneità nella distribuzione delle risorse che merita un’attenta verifica e un’equa revisione.
È imperativo che i criteri di allocazione dei fondi siano resi pubblici e siano oggetto di un controllo rigoroso per garantire un accesso equo alle cure per tutti i cittadini lucani.






