Matera e la memoria: Francini tra cinema, romanzo e impegno civile.

Rientro a Matera con un desiderio più profondo, una volontà di penetrare l’anima di questa città che, nella mia precedente visita, mi era sfuggita come un’eco lontana.
Chiara Francini, attrice e scrittrice, testimonia un sentimento simile, impegnata come ospite d’onore alla sesta edizione del Matera Film Festival, un evento che celebra il cinema e la cultura in un contesto unico, quello dei Sassi.
La presentazione del suo romanzo “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli) al cine-teatro Guerrieri è stata occasione per un’immersione più intima nel suo percorso creativo.
Francini, nata a Firenze nel 1979, ha espresso come la sua opera letteraria nasca da una riflessione radicata nel tessuto storico italiano.
Il Novecento, con le sue ferite e le sue resistenze, si configura come un crocevia cruciale, un punto di svolta che ha plasmato l’identità nazionale, lasciando cicatrici profonde e generando un’eredità complessa.
La scelta di concentrarsi sulla Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza e gli anni di piombo non è casuale.

Si tratta di periodi che, pur nella loro distanza temporale, condividono un filo conduttore: la lotta per la libertà, la ricerca di una giustizia negata e la dolorosa presa di coscienza delle proprie responsabilità.
Non si tratta semplicemente di rievocare eventi passati, ma di interrogare il presente alla luce di quelle esperienze, per comprendere meglio le dinamiche che ancora oggi influenzano la nostra società.

La memoria storica, per Francini, non è un mero esercizio di rimembrare, ma un atto politico e morale.

Non offre garanzie assolute contro il ripetersi di tragedie, ma fornisce strumenti essenziali per navigare il presente e progettare un futuro più equo e umano.

È un faro che illumina le ombre del passato, consentendo di riconoscere i segnali di pericolo e di agire di conseguenza.

Mantenere viva la memoria significa coltivare un senso di responsabilità collettiva, un impegno costante a difendere i valori di libertà, giustizia e dignità umana.

La scrittrice sottolinea come la condivisione di queste storie, spesso dolorose e scomode, sia un atto di resistenza contro l’oblio e l’indifferenza, un invito a non dimenticare mai le lezioni del passato.

In un mondo sempre più globalizzato e frammentato, la memoria storica si rivela un collante fondamentale per preservare l’identità culturale e rafforzare il senso di appartenenza a una comunità.

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