La scomparsa di “Prato Rosso”, opera donata al Comune di Matera da Salvatore Sebaste, solleva interrogativi urgenti e apre una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte pubblica e sulla sua gestione.
L’interrogazione presentata dal consigliere comunale Domenico Bennardi, con una prospettiva affinata dall’esperienza amministrativa maturata a Matera (2020-2024), non è semplicemente una richiesta di chiarimenti sulla sparizione dell’opera, ma un campanello d’allarme sulla percezione del valore culturale e artistico che il Comune deve attribuire alle opere donate.
L’atto di donazione di Sebaste, artista di riconosciuta levatura internazionale, con esposizioni prestigiose come il MoMA di New York e istituzioni a Zurigo, era stato accompagnato da una condizione precisa: la fruibilità pubblica dell’opera, un impegno che la collocazione nella sala Mandela mirava a garantire.
La sostituzione con stampe di valore inferiore, segnalata da Bennardi, rappresenta dunque una rottura di questo accordo, un’operazione che ne sminuisce il significato originario e l’importanza per la comunità.
Il gesto, apparentemente minore, si carica di implicazioni significative nel contesto di una città come Matera, Capitale Europea della Cultura nel 2019.
La designazione a Capitale della Cultura non è solo un riconoscimento storico e architettonico, ma anche un impegno a promuovere l’eccellenza culturale e a garantire l’accesso all’arte per tutti i cittadini.
Un atteggiamento “sciattero” e “superficiale” nella gestione di un bene donato come “Prato Rosso” rischia di compromettere questa stessa identità culturale e di tradire l’eredità del titolo.
La questione non si limita alla mera perdita visibile di un’opera d’arte, ma apre un dibattito sulla responsabilità dell’amministrazione comunale nei confronti degli artisti e della comunità.
L’opera, per sua natura, non dovrebbe essere trattata come un elemento decorativo a discrezione di chi governa, bensì come un patrimonio condiviso, espressione della creatività umana e motore di identità collettiva.
La preoccupazione che l’opera possa essere relegata in un ufficio o in un deposito evidenzia una mancanza di visione strategica nella gestione del patrimonio artistico comunale.
L’urgenza della richiesta di Bennardi è chiara: si esige una risposta immediata e trasparente sulla nuova collocazione dell’opera e l’implementazione di misure per onorare il vincolo di fruibilità pubblica.
Più in generale, si invita l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicoletti a ripensare il proprio approccio alla gestione delle opere d’arte donate, promuovendo un dialogo costruttivo con gli artisti e garantendo la massima visibilità e accessibilità del patrimonio artistico per tutti i cittadini, in segno di rispetto verso un artista di fama internazionale e per tutelare l’immagine di Matera come città di cultura.







