La richiesta è un grido, un’esigenza impellente che risuona nell’aria: una legge, ora.
Non rimandabile, non posticipabile al verificarsi di ulteriori tragedie.
Una normativa che eriga un baluardo di sicurezza e protezione attorno alla comunità scolastica, un luogo che dovrebbe essere sinonimo di crescita e apprendimento, e non di paura e violenza.
La morte di Abanoud Youssef, strappato alla vita con una brutale aggressione a coltellate, non è un incidente isolato, ma il tragico epilogo di un malessere più profondo che affligge il tessuto sociale e che si infiltra, con drammatiche conseguenze, anche all’interno delle scuole.
Il dolore è palpabile, un macigno che opprime l’intera famiglia, la madre prostrata, devastata da una sofferenza indicibile.
Un dolore che si riverbera tra gli amici, i compagni di classe, l’intera comunità spezzina, testimone impotente di una perdita irreparabile.
La manifestazione silenziosa che ha preceduto l’incontro con le autorità, un fiume di persone unite dal cordoglio e dalla rabbia, è stata un atto di denuncia, un monito per chi detiene il potere decisionale.
La presenza del Ministro Valditara, in rappresentanza del governo, sottolinea l’urgenza della situazione, la necessità di un intervento immediato e concreto.
L’incontro, con il padre e lo zio di Abanoud accompagnati dal questore, si preannuncia cruciale, un momento in cui le voci del dolore si fanno sentire direttamente alle istituzioni.
Questa tragedia solleva interrogativi complessi e urgenti: quali sono le cause profonde della violenza che si manifesta nelle scuole? Come rafforzare la prevenzione e l’intervento precoce? Come promuovere una cultura del rispetto, dell’inclusione e della legalità? Non si tratta solo di inasprire le pene per i responsabili, ma di agire sulle cause strutturali che alimentano la violenza: disagio sociale, bullismo, difficoltà di integrazione, mancanza di opportunità.
La legge richiesta non può essere una semplice reazione emotiva, ma un atto di programmazione, un investimento nel futuro dei nostri ragazzi.
Deve prevedere misure di sostegno psicologico per le vittime e per i testimoni, interventi di formazione per il personale scolastico, programmi di prevenzione del bullismo e del cyberbullismo, un potenziamento della sicurezza nelle scuole, un rafforzamento del rapporto tra scuola, famiglia e territorio.
La morte di Abanoud Youssef non può essere vanificata.
Deve essere un punto di svolta, un’occasione per riflettere, per agire, per costruire una scuola più sicura, più giusta, più umana, un luogo dove ogni studente possa crescere e realizzarsi pienamente, libero dalla paura e dalla violenza.
Il grido di dolore si trasforma in una richiesta di giustizia, di cambiamento, di speranza.









